Dirty Deeds - Verità scomode: WWE, così rischi di perdere la cosa migliore del 2020



by   |  LETTURE 3217

Dirty Deeds - Verità scomode: WWE, così rischi di perdere la cosa migliore del 2020

Che la WWE non avesse intenzione di gettare la spugna su Drew McIntyre lo abbiamo capito a metà novembre a Raw, quando in maniera non così prevedibile si è deciso di restituire al vecchio Chosen One il suo titolo di campione del mondo dopo un interregno di appena 22 giorni che Randy Orton aveva iniziato altrettanto imprevedibilmente a Hell in a Cell. Nel frattempo, però, iniziano a farsi sentire severamente tutte le difficoltà nel proporre vicende interessanti intorno a un campione buono, in un anno in cui di fatto non c'è un pubblico a poterlo acclamare. E soprattutto in un periodo avaro di grandi eventi, come da sempre è il dicembre di Stamford.

Bisogna tirare fino alla Royal Rumble e a fine gennaio, stancamente e senza spunti. Specie da quando di spunti non ne arrivano nemmeno a novembre, visto che le Survivor Series sono ormai il tradizionale rubabandiera rossi contro blu. Perciò a Raw si è deciso di insistere su una nuova storia, quella dell'amicizia-inimicizia tra Drew e Sheamus. Europeo, come lui, proveniente dalle isole di Oltremanica, come lui, bello grosso, come lui, sostanzialmente noto per fondere alla perfezione simpatia e cattive maniere, come lui.

Il risultato di tutto, però, almeno sulla base di ciò che abbiamo visto fin qui, rischia di vanificare quanto di buono si è costruito in tanti mesi su Drew McIntyre.

Drew McIntyre e le difficoltà di un campione buono senza pubblico

Drew ha iniziato il suo anno d'oro (corrispondente a un 2020 disastroso per pressoché chiunque altro) in una Royal Rumble che ha mostrato ciò che tutti avevano intuito da sempre, senza però poterlo effettivamente vedere con i propri occhi: questo ragazzo è in grado di dominare. Non solo: è in grado di caricarsi sulle spalle un'intera federazione. Sin dalla rissa a 30 uomini di cui è stato mattatore assoluto (con l'ideale passaggio di consegne da parte di quel Brock Lesnar che ne era stato mattatore per la prima metà), l'ascesa di McIntyre di fatto non si è mai arrestata. Tecnica, atletica, aerobica, ma anche comunicativa.

Drew McIntyre è stato in grado di affermarsi come un campione face moderno: inarrestabile sul ring, ma anche carismatico. Simpatico, senza diventare stucchevole, e al contempo indomito senza tramutarsi in uno dei tanti Avengers che hanno caratterizzato gli ultimi anni della WWE. Ora però si è appena messo alle spalle la prima, vera faida molto faticosa del suo primo anno da stella assoluta: un confronto con Randy Orton che forse sarebbe stato opportuno interrompere un po' prima di quanto non sia avvenuto. Ma, cosa più grave, la WWE ha cambiato direzione in un momento in cui il calendario non concede troppi spunti. Troppo tardi per le Series, troppo presto per la Rumble. E quindi: Sheamus.

Sheamus e gli anni di critiche nei suoi confronti: ma non è colpa sua

Sheamus è una Superstar con i fiocchi. Chi dice di no, non è intellettualmente onesto fino in fondo. Stiamo pur sempre parlando di un bestione di 193 cm e oltre 120 kg che sul ring offre tecnica, potenza, mobilità e un parco mosse abbastanza vario. Oltre che un'abbondanza di finisher abbastanza anomalo per atleti di quella stazza: oltre al patentato Brogue Kick, abbiamo almeno la Celtic Cross, la White Noise e la Cloverleaf. Non ce ne sono tanti che possano dire lo stesso.

La sua carriera è stata parecchio strana, questo sì. Campione troppo presto contro John Cena, protagonista di una delle faide più noiose di sempre ai tempi in cui si trovò contrapposto a Randy Orton (ci risiamo!), distrutto volontariamente dalla WWE ai tempi della League of Nations, quando trattavasi di rendere Roman Reigns il più simpatico possibile. Ma nel corso degli anni l'irlandese si è trovato a dover subire critiche a volte decisamente ingiustificate.

Ora rappresenta una soluzione cuscinetto per Drew McIntyre. Con cui è amico da una vita per davvero, e si capisce quanto i due si divertano realmente a stare insieme. Sono amici in maniera genuina. Però presentarli a Raw vestiti da stereotipi di uno scozzese e un irlandese non è stata un'idea geniale. Così come farli litigare, coinvolgerli in una rissa e poi farli riappacificare proprio perché coinvolti in una rissa. Forse fa ridere, forse no, ma sicuramente è stupido.

E non è quello che serve per mantenere sulla cresta dell'onda Drew McIntyre in attesa di idee migliori. Perché, per tutto il corso del 2020, Drew McIntyre è stato ben altro. E ora ficcarlo in segmenti comedy in cui torna ad essere il cliché dello scozzese dal brutto carattere e dai modi duri è la peggiore idea possibile. Che rischia, addirittura, di rovinare l'immagine dello stupendo campione che si era costruito in tutto il resto dell'anno. E la WWE rischia di perdere con le sue stesse mani la cosa migliore che aveva costruito nel corso di questo complicatissimo 2020.