Dirty Deeds - Verità scomode: 8 anni dopo, ecco il miglior Roman Reigns possibile



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Dirty Deeds - Verità scomode: 8 anni dopo, ecco il miglior Roman Reigns possibile

Era il 2012, ed erano le Survivor Series. Tutti avevano negli occhi John Cena e nel cuore CM Punk, mentre il nuovo che avanzava sembrava avere le piuttosto inquietanti sembianze di Ryback. Proprio in occasione del Triple Threat per il titolo che li vide contrapposti (ah, i bei vecchi tempi in cui alle Series si lottava per un titolo) accadde qualcosa di imprevisto e rivoluzionario: il primo impatto con il main roster di tre ragazzi nemmeno tutti così dominanti a NXT. Erano Seth Rollins (campione del territorio di sviluppo) e i più oscuri Dean Ambrose e Roman Reigns. In quell'irruzione si celava il futuro del successivo decennio della compagnia.

In particolare uno di quei ragazzoni arrabbiati e di nero vestiti sarebbe divenuto nel giro di nemmeno troppo tempo la nuova sensazione della WWE, quantomeno nelle speranze della dirigenza. Stiamo parlando ovviamente del buon Roman, che già l'anno successivo mostrò forse i primi segnali di quel The Guy che ben presto sarebbe divenuto inviso a buona parte del pubblico adulto dei fan. Erano sempre le Survivor Series, ma era già il 2013. E in quella occasione il Roman ancora Ariete dello Shield eliminò da solo quattro componenti del team avversario, conducendo il suo alla vittoria. Forse il primo di tanti record di potenza e assoluta dominanza che gli sarebbero stati concessi da lì agli anni successivi.

Inutile ora ripercorrere il libro dei primati personali del samoano, tanto vale arrivare ai giorni nostri, e nello specifico alla puntata di SmackDown di questo venerdì. E al suo promo contro Drew McIntyre.

Quel percorso lungo anni finito intorno a un tavolo a SmackDown

Ora, che il Roman Reigns in versione Heyman Guy, Tribal Chief e Universal Champion cattivo sia in uno stato di grazia è fuori di ogni dubbio, ma a lasciare realmente di stucco è la dimestichezza che ha dimostrato nell'andare faccia a faccia con l'attuale dominatore buono dell'intera WWE. Colui, per dirla in altre parole, che sta vestendo i panni che sono stati suoi per almeno quattro anni.

Abbiamo visto un Roman strafottente, borioso, con una faccia da schiaffi da manuale, perfettamente a suo agio nei propri panni e che ha di fatto oscurato un Drew che a dirla tutta aveva anche fatto tutto ciò che il suo ruolo richiedeva. E questo significa una cosa e una cosa soltanto: Roman Reigns ce l'ha fatta. Finalmente. Gli sono serviti otto anni, forse, ma ormai ce l'ha fatta.

E se è servito un fin troppo rimandato turn heel per conferirgli il carisma che nessun Superman Punch, nessuna pianta di fagioli, nessuna Spear all'Authority, nessun main event di WrestleMania, nessuna reunion dello Shield gli aveva dato - beh! - poco male.

Perché questo è il Roman Reigns che alla WWE era sempre servito. Il migliore dei Roman Reigns possibili, otto anni dopo, anche se cattivo. Perché incredibilmente a suo agio e affascinante (l'esatto opposto di quello che fu verbalmente demolito da John Cena prima di No Mercy 2017). E ormai possiamo dirlo: questo Roman Reigns, dopo un percorso lungo e accidentato, ha finalmente raggiunto quello "yard" di cui aveva parlato invano per anni.