Dirty Deeds - Verità scomode: Raw e quell'abbondanza di pretendenti all'oro



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Dirty Deeds - Verità scomode: Raw e quell'abbondanza di pretendenti all'oro

Ma quindi chi sarà l'avversario di Roman Reigns alle Survivor Series? Con questa domanda si chiude la settimane di storyline in casa WWE, e il fatto che alle Series manchi solo una settimana rende il quesito una volta tanto stuzzicante. Perché il fatto di non avere una risposta certa non nasce da buchi di trama o problemi di programmazione, bensì da una gestione capillare degli stessi. Che, una volta tanto, e per la prima volta da anni, rende il quadro titolato nello show rosso vibrante e incerto come non lo si vedeva da tempo.

Ebbene sì, perché a SmackDown a contrastare l'attuale Universal Champion (o capotribù, o bullo del quartiere che dir si voglia) non si è presentato il campione Randy Orton, ma l'ex campione Drew McIntyre. Lanciando peraltro un messaggio difficilmente fraintendibile: non fatevi ingannare dalle apparenze, in questo momento la cintura non ce l'ho io, ma tra una settimana sì. Quindi è seguito un pestaggio tanto soddisfacente quanto ovvio ai danni di Jey Uso, e poi il faccia a faccia con il capofamiglia. Come se nulla fosse, come se Randy fosse un inutile orpello da qui alla resa dei conti tra campioni. Senza tenere conto del fatto che uno dei due, campione non lo è.

Lo scozzese è apparso estremamente convinto del fatto suo, e onestamente appare difficile che la WWE abbia deciso di presentare un segmento simile se non avesse previsto qualcosa per il prossimo lunedì notte. Tanto più che, riavvolgendo il nastro e tornando appunto a Raw, già lo scorso lunedì ha fatto capire che The Viper di problemi ne ha più di uno.

Se infatti la minaccia principale è inevitabilmente costituita dal solito Drew, nelle immediate vicinanze di Randy Orton si sono già posti quei The Miz & John Morrison che si sono proposti come figure apparentemente amichevoli, ma ovviamente hanno tutti i motivi per tenere d'occhio ogni mossa del detentore del WWE Championship. Tanto più che quella valigetta che si portano in giro ora non contiene più prosciutti o cosce di pollo, ma è tornata ad avere il ruolo che non avrebbe mai dovuto perdere: quello di minaccia costante per il campione del roster di riferimento.

The Miz, John Morrison, Drew McIntyre: il contrappasso per Randy Orton

Chiaro che quello di The Miz e un John Morrison inevitabilmente interessato all'evolversi della situazione sia un avvicinamento graduale e in sordina, ma del resto un Mister Money in the Bank che si rispetti (e quindi non Otis, ma nemmeno Braun Strowman, Brock Lesnar o il Baron Corbin biker) si costruisce piano, con il tempo, ma inesorabilmente. E c'è da scommettere che questa volta l'occasione sarà sfruttata come si conviene a un re del magheggio come il buon Michael Mizanin. Che però intanto si concentra a fare la guerra a Drew McIntyre, con il suo compare sempre al suo fianco.

In questo marasma si colloca Randy Orton, che ha appena dato il via al suo quattordicesimo regno titolato e si ritrova minacce a ogni angolo. Una sorta di contrappasso, per uno che sul concetto di "Outtanowhere" ci ha costruito una carriera. Ma il fatto che a una settimana dal suo ppv per antonomasia sia campione e non abbia certezze è sicuramente un plus per un roster di Raw che da anni ha avuto enormi problemi di coinvolgimento per il suo pubblico.

E lo show dei grandi assoli (John Cena domina, Brock Lesnar domina, Roman Reigns domina, Brock Lesnar domina, Seth Rollins domina, Bray Wyatt domina, Drew McIntyre domina) finalmente presenta quel pizzico di caos intorno all'oro che dà pepe agli show. Perché per la prima volta da anni non abbiamo un'idea chiara sul nome del prossimo campione. E sull'eventuale epopea a cui potrebbe dare vita.

Tanto da creare un barlume di interesse perfino intorno alle Survivor Series che l'interesse lo hanno abbandonato da quando in WWE si è deciso di trasformarle in rossi contro blu. Ma finalmente non importa, perché almeno tra i rossi c'è quella positiva baraonda che rese la WWE imperdibile in quegli anni di inizio millennio che tanto spesso vengono rimpianti. E che ora sono stati rievocati, una volta tanto, nel modo migliore e non con stucchevoli operazioni nostalgia.