The Prizewriter - Anarchy in the WWE



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The Prizewriter - Anarchy in the WWE

Lettori e lettrici di WorldWrestling, eccoci di nuovo qui per un nuovo numero del PrizeWriter.

The Horror Show è alle spalle con tutti i suoi verdetti, dei quali scontati i più… Ma proprio uno dei pochi risvolti sorprendenti ci dà il La per la dissertazione odierna. Stiamo riferendoci alla “affermazione” di Sasha ai danni della povera Asuka, resa tale dall’interferenza, in vesti arbitrali, di Bayley.

Ovviamente il gesto, per quanto molto azzeccato in termini di evoluzione della trama, non può essere considerato lecito sportivamente. Ed allora abbiamo avuto, a chiarire la disputa, un qualcosa di a noi ormai desueto per il main roster WWE.

Stiamo parlando dell’intervento risolutore di un deus ex machina. Ossia il volto dirigenziale di Stephanie McMahon.

Stratagemma narrativo vecchio praticamente come il wrestling stesso. Situazione che da circa un anno, con la deposizione delle figure dei General Manager, ci è venuta a mancare. Lungi da me dal volere riproporre la trita e ritrita Authority, o figure di GM poco incisive e macchiettistiche, come lo era molto Kurt Angle, e meno Mick Foley… Mentre il lavoro svolto a SDL da Shane, prima paladino delle pari opportunità al fianco di Bryan, poi dispotico ed istrionico dittatore, mi sento di promuoverlo e rimpiangerlo.

Bene, ma ora il vuoto.

In un clima surreale, perché visto che i match sono predeterminati da qualche terzo, tanto valeva fare impersonificare questo tedoforo del “best for business”, di Authorityaria memoria, a qualcuno. In una sorta di metawrestling portato alla ribalta della narrazione.

Ma tutto questo, nell’ultimo periodo specialmente, ha portato a cosa?

Ad un’anarchia che non giova al versante creativo della federazione di wrestling più importante al mondo.

Così, oltre a questa disputa, fortunatamente risolta con l’istituzione un rematch, che sarà al sicuro dalle interferenze, ce ne troviamo continuamente altre di fronte…

Abbiamo a RAW un campione degli stati uniti autoproclamatosi, che ha deposto l’altra cintura, ancora teoricamente in possesso del vecchio campione. In uno scomodo doppione con la categoria dei Cruiserweight ad NXT, oltretutto.

Abbiamo altri due wrestler che si sfidano a colpi di estrazioni di bulbi oculari, così per propria ammissione e decisione. Decisamente fuori controllo la situazione in quel di RAW.

A SmackDown invece un campione intercontinentale è tale dopo il clamoroso match in finale del torneo (serio candidato al MOTY, per quanto visto sin’ora, in un’annata a dire il vero non delle più ricche). Occasione questa avvenuta però grazie alla sua scelta di avanzare in finale, per il forfait del suo rivale in semifinale.

In questo modo manca sempre più una parvenza di competitività, trovandosi i e le wrestler, per semplice auto proclamazione, sfidanti ad un titolo. E stiamo parlando di qualunque sfidante, da diverso tempo a questa parte.

Con un’aggravante maggiore quando si tratta di quelli assoluti.

Ma fa così tanto schifo, la puntata post ppv, un match da contendente nr 1, che legittimi la proposizione dello sfidante, anche di transizione, con magari uno scalpo eccellente, ad elevarne momentaneamente lo status?

Una sportività che, seppure recitata, è comunque una componente fondamentale di uno show di wrestling.

Per questo nelle mie speranze si dovrà arrivare a breve, per mettere un po’ di ordine, alla riproposizione di quella istanza superegoica, che magari tanto nella vita disprezziamo, nelle vesti della figura autoritaria. Ma che invece, anche nelle vicende del quadrato, tante volte si rivela salvifica.

È curioso come nel 2020 si arrivi ad una posizione tanto reazionaria, assimilabile a quella della famosa favola, dove le rane invocavano un sovrano nello stagno, e non contente del tronco inerte che le era stato inviato, ricevettero una biscia che le divorò tutte…

Ma il wrestling fa anche questo…

Alla prossima!