Dirty Deeds - Verità scomode: se la WWE è costretta a vergognarsi di se stessa



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Dirty Deeds - Verità scomode: se la WWE è costretta a vergognarsi di se stessa

Non ci giriamo intorno: in casa WWE si sta facendo fatica a fare finta che sia tutto normale. Maledettamente fatica. E non che in questi mesi di totale emergenza non stiano venendo fuori cose interessanti, carine e a tratti anche belle. Sia dal punto di vista tecnico che da quello creativo, infatti, i mesi del lockdown a tratti hanno fatto emergere piccole perle, alcune delle quali completamente inattese. Peccato che a un certo punto diventi inevitabile la necessità di raschiare il fondo, specie se ogni settimana devi organizzare cinque ore di show. E quando questo succede, a volte il fondo è davvero profondo.

Ne abbiamo avuto una prova questa settimana a SmackDown, quando il povero Jey Uso ha dovuto mettere la faccia su quello che senza ombra di dubbi è diventato uno dei segmenti più disagianti della storia di SmackDown: una gara di karaoke tra quattro esponenti della divisione femminile dello show, inclusa una che in famiglia è di casa, come Naomi.

E così una dopo l'altra abbiamo assistito a Lacey Evans nell'atto di cantare la theme song di Jeff Jarrett, Dana Brooke quella di Honky Tonk Man, Tamina quella di Triple H (!) e la vincitrice Naomi quella di Dusty Rhodes (???). Il tutto mentre oltre le barriere di plexiglas, i poveri talenti di NXT procedevano a fare un gran casino.

Ora, non è che sia il segmento in sé ad essere sbagliato, ma ciò che tale segmento rappresenta. Perché non è certo la prima volta che la WWE gioca con la musica, né con le doti canore, spiccate o completamente assenti, dei suoi protagonisti. Facendo un breve tuffo nei ricordi: Kurt Angle si esibì in una tremenda versione della musica di HBK, allo scopo di far tifare il suo rivale dell'epoca e risultare il più ridicolo possibile. Sempre lui, insieme a Steve Austin, suonò la chitarra e addirittura cantò "Jimmy Crack Corn" in uno dei momenti più divertenti della storia della WWE.

Andando a ripescare qualcuno un po' meno memorabile, vi ricordate di Jillian Hall? Della sua incapacità a cantare ci fece addirittura un personaggio. Ma era voluto: era cattiva, e doveva risultare ridicola.

Qui no.

Qui qualcuno ha davvero pensato che questo segmento potesse rappresentare un diversivo di qualità. Un bel momento da intervallare tra un rewatch di un incontro di Money in The Bank, due interviste nel backstage e un match tra midcarder.

Dal karaoke di SmackDown alle scuse di chi c'era

La situazione è problematica. Non solo perché ha in qualche modo ricoperto di ridicolo quattro professioniste e quattro ragazze che non se lo meritavano. Ma soprattutto perché la WWE (o meglio, chi la comanda o approva queste cose) sembra averlo addirittura perso, il senso del ridicolo. Anche agevolata dalla ciliegina sulla torta di cringe che è stata il segmento: il pubblico. Perché un pubblico normale avrebbe reagito di fronte a tutto questo come era giusto: fischiando, o addirittura ignorando il segmento. Ma ora il pubblico è composto da poveri ragazzi che la WWE paga, e che sperano di farsi un nome. E volete che non si siano messi a fare un chiasso infernale per qualcosa che in realtà era un disagio per tutti, e che sicuramente lo è stato anche per loro?

C'è stata una coda, che ha costituito il tocco finale a un quadro tanto desolante. Sui social infatti sono intervenuti due dei protagonisti di cotanto scempio: Naomi, la povera vincitrice della gara di canto, e Corey Graves, che ha dovuto commentarla. Ebbene: il secondo si è lanciato in un giudizio talmente negativo da non sembrare nemmeno suo, la seconda si è vista costretta addirittura a chiedere scusa.

Questo è il punto: la WWE costretta a vergognarsi di se stessa. E a chiedere scusa tramite i suoi protagonisti.

La speranza è che chi decide, e in questi giorni sembra aver promosso il tutto come "un buon momento di intrattenimento", "un'alternativa al solito match", o che crede di aver fatto il giusto perché "in fondo noi raccontiamo storie", la speranza è che apra gli occhi e le orecchie. E se proprio non ha intenzione di ascoltare i fan, ascolti almeno i suoi stessi dipendenti. Che mai come questa volta si sono sentiti umiliati semplicemente perché stavano facendo il loro lavoro.