Dirty Deeds - Verità scomode: Undertaker, l'addio di SmackDown e uno strano indizio



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Dirty Deeds - Verità scomode: Undertaker, l'addio di SmackDown e uno strano indizio

Questa settimana è vissuta e si è evoluta all'insegna di alcune grosse novità, anzi epocali, per i fan di wrestling, soprattutto in Italia. Dove, tanto per dirne una, cambierà ufficialmente il modo di seguire la WWE in televisione, come non avveniva da vent'anni. Ma a livello mondiale è inutile nascondere l'evidenza: l'epocale novità è rappresentata dal ritiro di Undertaker. O presunto tale.

Sì, perché mentre ci si iniziava a domandare se il prossimo capitolo della faida del Deadman avrebbe avuto luogo a WrestleMania 37, alle Survivor Series del trentennale del suo debutto, o magari già a SummerSlam, improvvisamente Undertaker ha annunciato il suo abbandono al ring nell'ultima puntata del documentario sulla sua carriera. O, per meglio dire, la WWE ci ha spiegato che Undertaker ha annunciato il suo abbandono, dato che tecnicamente una frase così netta da parte del diretto interessato non è che sia arrivata.

Chiaramente, come tutti, anche noi ci siamo immediatamente lasciati andare a un lungo riepilogo mentale delle lunghissime imprese del Deadman, dei suoi match migliori, dei suoi promo da urlo, delle sue entrate sul ring più riuscite e di quelle storyline che tutto sommato si potevano anche evitare. Poi ci siamo fermati qualche secondo, abbiamo analizzato le parole di Sean Rueter di 'Cageside Seats' e ci è venuto un dubbio: e se avesse ragione lui?

Undertaker e le incongruenze del ritiro dalla WWE

Per farla breve, il giornalista ha fatto questa riflessione: la WWE ha prodotto un documentario, su Undertaker, che ha mandato in onda in un periodo non certo semplicissimo per chi fa tv; in questo documentario, prodotto dalla WWE, Undertaker ha fatto intuire di potersi ritirare dalla stessa WWE, perché stanco e stufo (senza però dire "mi ritiro"); la WWE ha lanciato una immediata campagna pubblicitaria per celebrare nella maniera più invasiva possibile la carriera del campione al passo d'addio, fino a dedicargli una delle puntate di SmackDown più complicate a livello logistico dell'intera storia. Senza dimenticare che quello stesso campione ha da poco sottoscritto un contratto della durata di quindici anni.

Ora.

E se tutto questo non fosse che un'intera e ottimamente pensata storyline, il cui obiettivo finale è quello di farci davvero emozionare come bambini al primo Natale della loro vita nel momento in cui - sorpresa sorpresa - Undertaker si farà di nuovo vivo per il suo ultimo match della carriera (quello vero)? Possibile che un simbolo della compagnia, dalla carriera trentennale, esca dalla porta di servizio in un momento in cui non c'è il pubblico ad acclamarlo, e senza nemmeno disputare un'ultima epica contesa? Dopo che per due volte avrebbe già potuto percorrerlo, questo passo (con Brock Lesnar e con Roman Reigns)?

Pensiamoci bene, e pensiamo a quando prendevamo in giro la stampa di mezzo mondo per aver "abboccato" al ritiro di Rey Mysterio, solo perché Seth Rollins lo aveva annunciato a Raw. E se anche questo fosse un caso del tutto analogo? Del resto la nostra lunga carriera da fan dovrebbe averci insegnato a non credere a nulla di ciò che uno show di wrestling ci sta raccontando, perché potrebbe essere un mero capitolo di una storia che porta da tutt'altra parte.

E se già il ritiro di Undertaker, concepito come è stato concepito, ci appariva strano, la puntata di SmackDown incentrata sul Deadman assente e con tutte le manifestazioni di stima e affetto nei suoi confronti, non ci è sembrato un indizio. A dirla tutta puzza invece di controindizio: che cioè la carriera di Undertaker in WWE sia tutto fuorché finita.