Dirty Deeds - Speciale Shad Gaspard: abbiamo perso il più umano dei wrestler



by   |  LETTURE 1988

Dirty Deeds - Speciale Shad Gaspard: abbiamo perso il più umano dei wrestler

La figura del wrestler, nell'immaginario collettivo, porta con sé un lungo elenco di luoghi comuni. Derivanti dalla sua professione, certo, da come viene percepita dall'esterno, senza dubbio, ma anche dal modo stesso in cui si deve spesso proporre al pubblico, per di più.

E quindi questi ragazzoni che diventano beniamini dei bambini di ogni età, spesso entrano nel cuore della gente (o da essa vengono visceralmente detestati) per il loro brutto carattere, i modi bruschi, la capacità di risolvere i problemi con un calcio ben assestato, un sapiente gioco di leve o un pugno particolarmente poderoso. Sono rare le circostanze in cui parliamo di loro come esseri umani, dato che la loro disciplina prima di tutto il resto ce li presenta come supereroi, come guerrieri senza macchia e senza paura (o pieni di macchie e paure, ma quelli sono i cattivi). E quando scopriamo il loro lato umano, a volte, ci stupiamo.

Scoprire di un wrestler che fa beneficenza, di un nerboruto lottatore che va in ospedale a regalare un sorriso a un bimbo malato, di una canaglia del ring che regala soldi per comprare una clinica mobile in Siria, in qualche modo ci fa effetto. Lo sappiamo perfettamente che quando le telecamere si spengono e le corde vengono smontate, quegli omoni sono persone qualunque. Ognuno di loro ha la sua vita, i suoi interessi, il suo carattere. Che spesso non corrisponde a quanto ci mostra mentre è al lavoro (perché sì ragazzi, quello è un lavoro e non la sua vita).

E così lo stesso Mick Foley disposto a volare dalle cime delle gabbie e a prendersi sediate in faccia rimettendoci anche un dente, poi ama scrivere libri di formazione per l'infanzia. Kevin Owens, che per i nove decimi della sua carriera è stato uno dei più viscidi lottatori del mondo, è in prima linea contro l'autismo infantile dato che ne soffre anche suo figlio. E la persona della clinica mobile a cui facevamo riferimento qualche riga fa, per chi non lo sapesse, è Sami Zayn.

Questa lunga premessa ci porta a Shad Gaspard.

La sua improvvisa scomparsa ha scosso tutti. Perché Shad Gaspard è morto a 39 anni, nel pieno della sua vita. Ma anche per le circostanze che lo hanno portato via, e che stanno facendo discutere e commuovere il mondo: Shad infatti non è stato semplicemente inghiottito da un'onda anomala da qualche parte nell'Oceano, ma ha fatto in tempo a parlare con i soccorsi. E con loro è stato chiaro: "Non io, prima mio figlio, che ha appena 10 anni. Poi, nel caso, io".

E il caso purtroppo ha deciso per un finale tremendo: il bimbo è ancora tra noi, il suo papà no. Una storia tremenda, straziante, che colpisce già da sola. Ma che si unisce a tutte le manifestazioni che Shad ha raccolto in queste ore. Colleghi di ieri ed eredi di oggi, tutti uniti sotto uno stesso concetto: non solo Shad è un eroe, cosa che i suoi ultimi atti testimoniano, ma Shad era una delle persone più disponibili e buone che ognuno di loro avesse conosciuto.

Basti leggere cosa hanno scritto di lui: tutti dicono di averlo sempre e solo conosciuto con un gran sorriso stampato sul volto, ne parlano come un uomo che intorno a lui disseminava la luce. Uno che c'era per tutti, e lo dimostra il fatto che ognuno di loro ha una foto con il povero Shad. E pochi hanno fatto in tempo a lottare con lui sui ring della WWE.

Ring della WWE dove interpretava un personaggio di tutt'altra natura: un ladro. Gratta gratta, i Cryme Tyme quello erano: una versione stereotipata dei neri del ghetto, qualcosa che quindici anni fa non era ancora sufficientemente "politically uncorrect" da non essere proposta in mondovisione, almeno nella visione del mondo della WWE. Una versione ripulita di quel personaggio sono oggi, per certi versi, gli Usos e gli Street Profits, ma decisamente ripuliti: si limitano infatti al look hip hop e a qualche mossa cadenzata. Shad e l'amico JTG interpretavano proprio i ladruncoli, magari simpatici, ma pur sempre contrari alla legge. E non si nascondevano.

Dietro questa macchietta, però, c'era un uomo come Shad. Un uomo che si è sacrificato perché suo figlio potesse continuare a vivere. E che, paradosso tra i paradossi, nel 2016 una rapina (vera) la sventò in prima persona. Rischiando la sua (vera) pelle.

Questo è il confine che una disciplina come il wrestling difficilmente oltrepassa. E quando lo fa, a volte, ci fa scoprire storie straordinarie. O straordinariamente tragiche.

Come quella di Shad Gaspard, uno dei wrestler più umani che abbiano mai calcato un ring, amato da chi lo conosceva davvero, e che il mondo aveva conosciuto nei panni di un ladro. E che ora ci è stato rubato da un destino atroce, facendoci conoscere chi fosse davvero solo quando ormai era troppo tardi.