Dirty Deeds - Verità scomode: la WWE e il concetto di valigetta in emergenza



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Dirty Deeds - Verità scomode: la WWE e il concetto di valigetta in emergenza

Cosa c'è di più paradossale di accapigliarsi per conquistare due valigette (sebbene da lavoro e non da viaggio) in un periodo in cui non è possibile viaggiare e, per molti, nemmeno lavorare dall'ufficio? Poco. Eppure la WWE è riuscita a organizzare un'edizione di Money in The Bank nata tra mille difficoltà, costruita in maniera da renderla davvero interessante e che alla fine dei conti ha dato vita a un ppv esile, veloce, breve e molto godibile. Tenuto conto delle premesse, un successo.

Ma non possono mancare i "ma".

I due Money in the Bank Ladder Match hanno diviso i fan e la critica, se possibile come e più di quanto era avvenuto a WrestleMania 36 con i fatidici Boneyard Match e Firefly FunHouse Match. Che sia così è innegabile, se è vero come è vero che addirittura Dave Meltzer non si è voluto "sporcare le mani" dando un giudizio ai due match con la scala, limitandosi a giudicarli con un banale (e per molti versi deludente) "senza voto". Ma andiamo oltre.

I Money in the Bank Ladder Match del 2020, comunque vada, resteranno nella storia: per la loro costruzione, il loro sviluppo, la storia che hanno raccontato. Stiamo parlando di una tipologia di match che nel corso degli anni è stata capace di diventare una pietra miliare agli occhi dei fan, un circoletto rosso sul calendario in cui ci si aspettano grande spettacolo, evoluzioni, sorprese, e spesso anche sviluppi di storyline (come nuove rivalità che nascono o addirittura vecchie alleanze che muoiono).

Quest'anno, invece, abbiamo assistito a mezz'ora abbondante di segmenti registrati in un edificio pieno di ascensori, stanze, uffici e situazioni che si prestavano a creare difficoltà o vantaggi a questa o quella Superstar. Se il "cinematic wrestling" di WrestleMania 36 è somigliato a dei film, qui ci siamo trovati catapultati in una specie di videogioco a livelli (quasi troppo facile considerare un piano posto più in alto come un livello successivo). Una sorta di "punta e clicca" come quelli degli anni '90, in cui sfruttare ciò che ti circonda e i dialoghi con le persone che ti si parano avanti per proseguire nel livello.

La cosa, strana quanto volete, bizzarra e spesso anche trash, tutto sommato ha funzionato. Ma il finale non può che lasciare un retrogusto quantomeno amarognolo in bocca, se non peggio. E parliamo nello specifico degli ultimissimi istanti: quelli in cui King Corbin e AJ Styles si contendono la valigetta sulla cima della scala, quest'ultimo la fa sua ma non riesce a trattenerla e la fa precipitare tra le mani di un attonito Otis.

Che così diventa il primo Mister Money in The Bank della storia a laurearsi tale senza nemmeno prendersi il disturbo di salire su una scala (qualcosa di simile accadde nel 2017 a Carmella, ma provarono a rimediare la settimana stessa).

Ora: Otis è uno dei personaggi più caldi di uno dei momenti più difficili non solo per la WWE ma per la nostra intera società. Triple H fin dall'inizio dell'emergenza ci aveva accolti nel Performance Center per la prima volta parlando chiaro: stiamo tutti male, qui vogliamo fare in modo che tutti voi possiate non pensarci e divertirvi e basta. Lo capiamo, e lo apprezziamo. Ma le conseguenze rischiano di andare ben oltre.

La WWE infatti sapeva perfettamente che la Miss Money in the Bank sarebbe rimasta tale solo per 24 ore (o non si spiega perché ci avesse già comunicato che Becky Lynch avrebbe "avuto un confronto con la vincitrice") ancora prima che il match andasse in onda. Quindi questi mesi saranno affrontati con una sola valigetta. Che certamente sarà incassata parecchio in là, altrimenti che effetto sorpresa sarebbe senza un pubblico che esplode per il suo incasso?

Bene: sappiamo benissimo quanto male sia andata agli ultimi valigiati. Perfetta fu la gestione di Dean Ambrose nel 2016, che però ci tolse il gusto di avere il Mister Money in the Bank seminare il panico negli show per i mesi successivi, da allora abbiamo avuto Baron Corbin, Braun Strowman e Brock Lesnar: per una ragione o per l'altra, è sempre stato un disastro.

Ora dovremmo berci un Otis come una coerente minaccia per un campione assoluto (attualmente si tratta dell'Universal Champion, che è Braun Strowman): già questo venerdì a SmackDown abbiamo intravisto i primi germi di ciò che potrebbe essere, e magari sarà. Ma tramutare Otis tutto a un tratto in un potenziale campione assoluto credibile è forse un po' troppo.

Dobbiamo dare a questo ragazzo tutti i meriti che si è guadagnato: ci ha fatto sorridere, appassionare e si è fatto volere un gran bene in mesi tremendi. Ma questo non lo trasforma in un uomo di punta della WWE. Non lo fa, e non dovrebbe farlo.

In tanti si stanno domandando quale possa essere il destino della sua valigetta: proverà a incassarla su Strowman, o magari in futuro su Bray Wyatt? La perderà in un match uno contro uno con un rivale presente o futuro? Magari la incasserà per i titoli di coppia? Ancora non lo sappiamo. Ma anche solo il fatto che dubitiamo possa valere per un titolo assoluto, dimostra tutta la povertà della decisione di consegnare la valigetta a lui.

Che ha vinto un Ladder Match senza salire una scala. E che ora si trova tra le mani un peso forse eccessivo per il suo status. E che ha fatto tantissimo, e benissimo, in questi mesi. Ma forse andando oltre i propri limiti. Insieme a una WWE che sembra aver travisato il concetto di emergenza.