Dirty Deeds - Verità scomode: sono uomini (e donne) a fare grandi cinture e valigette



by   |  LETTURE 1998

Dirty Deeds - Verità scomode: sono uomini (e donne) a fare grandi cinture e valigette

Ma è l'abito a fare il monaco o il monaco a fare l'abito? Una delle domande più vecchie del mondo, battuta forse solo dall'atavico dilemma (peraltro ampiamente risolto) dell'uovo e della gallina. Nel caso del wrestling però non sembrano esserci dubbi sulla maternità tra monaco e abito: perché è il primo a creare il secondo. E le settimane di avvicinamento a Money in The Bank ce l'hanno confermato una volta per tutte.

Cosa avete notato nella marcia di avvicinamento allo show che per quest'anno proporrà la "scalata dirigenziale", con sei uomini e sei donne chiamate a percorrere il quartier generale dall'atrio al tetto per conquistare l'ambita valigetta? Avrete notato che di alcuni dei prossimi protagonisti di Money in The Bank vi siete accorti di più, di altri di meno, e di qualcuno forse non vi siete accorti affatto.

Partiamo dal discorso meno complesso, perché lo potremo esaurire senza troppi ragionamenti: il Money in The Bank femminile. Per certi versi è uno dei più attesi degli ultimi anni, ma solo per una sua metà: quella di Raw. Le tre di SmackDown sembrano non avere alcuna speranza, e la stessa WWE ben poco ha fatto per provare a convincerci che ci sbagliamo. Ma poco importa, perché è bastato il faccia a faccia (a faccia) tra Asuka, Shayna Baszler e Nia Jax lunedì scorso, che addirittura ha aperto la puntata di Raw, per darci la netta impressione che quelle che prenderanno parte alla "scalata femminile" sono tre vere big.

Nia, al netto del suo stile di lotta decisamente poco "safe" per le avversarie, l'aura della big ce l'ha eccome, e forse ora come non mai; Shayna è Shayna, e a Raw addirittura si è messa a sfoggiare il latino, con la strafottenza di chi è consapevole di essere una spanna sopra le altre; e poi c'è questa straordinaria Asuka versione lockdown, sempre più mattatrice di queste ultime strambe settimane che ce la stanno presentando stralunata, esagitata, smaniosa di ben figurare, e in buona sostanza imperdibile come nel main roster WWE mai era riuscita ad essere.

Dall'altra parte della barricata, invece, è bastato veder comparire AJ Styles, farlo combattere qualche minuto contro un Humberto Carrillo che nel Gauntlet Match già se l'era vista con Bobby Lashley, Angel Garza e Austin Theory, fargli eseguire una perfetta Calf Crusher e fargli spiccicare qualche parola al microfono: quei pochi minuti sono bastati per consegnarci un nuovo favorito d'obbligo alla valigetta maschile. Nonostante la rosa comprenda due altri pluricampioni campioni del mondo, uno dei quali lo è stato l'ultima volta poco più di un anno fa: Rey Mysterio e Daniel Bryan.

In questo AJ Styles, soprattutto nel discorso che ha fatto al microfono dopo la sua vittoria, abbiamo riconosciuto un pezzo grosso, grossissimo dello spogliatoio che tornava. E inevitabile è stato pensare: beh, il Money in The Bank è suo. Nonostante ci sia da fare i conti con un lanciatissimo Aleister Black (che gliel'ha già promessa). Nonostante SmackDown proponga un King Corbin lontano parente di quell'incompiuto e inconcludente biker che la valigetta già la conquistò tre anni fa. E che ormai a sua volta l'aura del big se l'è costruita, ma non è paragonabile a AJ.

Del resto basta vedere l'attenzione per i due match validi per i titoli assoluti: Drew McIntyre vs Seth Rollins l'impressione del grande evento ce la dà, nonostante il Messiah venga da una periodo in cui i risultati sono stati tutt'altro che positivi. Ma questi due, un'attenzione degna di un match che vale tanto, sono riusciti a costruirla. Non altrettanto si può dire per ciò che è successo a SmackDown tra Braun Strowman e Bray Wyatt. Che pure sono due che si conoscono alla perfezione, e sono uniti da un'amicizia fraterna.

C'è poco da fare, le interazioni tra l'attuale Universal Champion e il suo sfidante non sono riuscite a scaldarci. Ma proprio mai. Davano l'impressione di qualcosa di passaggio, di un Bray parcheggiato in qualcosa di poco utile e minore in attesa di fare davvero sul serio. E dire che il concetto non è affatto diverso dai suoi confronti verbali con John Cena prima di WrestleMania, ma questa volta non funziona.

Sintomo, una volta ancora, che non sono le cinture o le valigette a costruire i campioni, ma il contrario. Sono grandi uomini (e donne) a rendere ai nostri occhi grandi, o importanti, le loro cinture e valigette. O, per rispondere alla nostra iniziale domanda, che è il monaco a fare l'abito e non viceversa.