Speciale Dirty Deeds - Se non si possono più nemmeno fare gli auguri a John Cena



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Speciale Dirty Deeds - Se non si possono più nemmeno fare gli auguri a John Cena

John Cena ha 43 anni. Il sedici volte campione del mondo li ha compiuti oggi, 23 aprile, e come spesso avviene tale ricorrenza è stata celebrata abbondantemente sui social. A partire da Instagram, dove la pagina italiana di Sky Sport gli ha dedicato un bel post con tanto di lunga citazione. Che, come spesso avviene per il bostoniano, include anche un'importante componente motivazionale.

Peccato che anche in questo caso un semplice intervento come questo, genuino e spassionato, abbia dato vita alla solita tempesta di commenti denigratori. Non nei confronti del diretto interessato, quanto della sua disciplina: il wrestling.

Insieme a tanti commenti di sostegno per il sedici volte campione del mondo, a qualche atto di nostalgia di chi seguiva il wrestling anni fa e ora lo ritiene qualcosa di riposto nei meandri del suo personale passato, e di alcune battute, ripetitive ma non antipatiche, sul fatto che nell'immagine non ci fosse nessuno (dato che John Cena ama ripetere "You can't see me"), il thread di maggiore successo ha riguardato purtroppo la solita vecchia filastrocca. Quella che ogni fan italiano conosce fin troppo bene, per averla combattuta da sempre: "il wrestling non è una cosa seria", il "wrestling non è uno sport", "cosa ci fa su una pagina di sport il wrestling, che è finto", "il wrestling è una pagliacciata". Fino ad arrivare a delicati discorsi su sostanze vietate, doping, morti.
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

JOHN CENA compie 43 anni. Auguri! ➖ 🎶 «Your time is up, my time is now You can't see me, my time is now» ➖ «It's not the title that makes the man, the man makes the title» ➖ «Il rispetto qui non viene dato, deve essere guadagnato» ➖ «Mi stavano per licenziare, il mio personaggio non aveva una direzione. Mi avevano servito tutto su un piatto d’argento e avevo fallito. Stavo facendo il mio ultimo tour europeo, ma non era andata bene, come al solito. E per distrarmi facevo dei rap sull’autobus in cui viaggiavamo con Rikishi e Rey Mysterio. Stephanie McMahon mi chiese se le rime erano preparate, ma spiegai che tutto mi veniva fuori sul momento. Così, incredula, mi fece fare freestyle su una lattina di tonno che aveva in mano e io cominciai. Tutto venne portato in televisione e nacque il personaggio del Doctor of Thuganomics, nell’edizione di Halloween di SmackDown» ➖ Tra i wrestler più famosi di sempre, ha conquistato 16 volte il titolo di campione del mondo (record condiviso con Ric Flair) ➖ #SkySport #Wrestling #Cena #JohnCena

Un post condiviso da Sky Sport (Italia) (@skysport) in data:


Va detto che tali commenti sono stati poi rimossi dai gestori della pagina di Sky Sport (che peraltro in Italia è l'emittente televisiva che il wrestling lo trasmette). Ma rimane sempre senza risposta la fatidica domanda: perché la gente, di fronte a un post sul wrestling, sente il bisogno di commentare in maniera negativa, se il wrestling non rappresenta una disciplina di suo interesse? Come spiegare tanta violenza verbale nei confronti di qualcosa che potrebbe semplicemente limitarsi a non rientrare nelle proprie preferenze?

Il tema ci è piuttosto caro, e lo trattammo già in passato quando una simile "shitstorm" si abbatté su un semplice post de 'Il Fatto Quotidiano' a proposito del ring demolito da Big Show e Braun Strowman. Riprendiamo le parole che scrivemmo allora, perché il tema è esattamente lo stesso.

Sembra chiaro che una bella fetta del popolo italiano rivendichi una "superiorità culturale" nei confronti di una disciplina che, semplicemente, non fa parte della nostra cultura.

Il genere umano, come forma di intrattenimento, ha sempre gradito le simulazioni di guerra, battaglia, rissa. Nelle fiere americane questa esigenza di "staccare la mente" si traduceva nella lotta libera, poi evolutasi nel wrestling professionistico. In Italia, per esempio, c'è sempre stata la boxe come sport da combattimento anche fieristico e dilettantistico. Ma questo non ci ha reso più o meno stupidi di altri, è solo una modalità di trascorrere quel tempo che possiamo non dedicare alle cose importanti della vita.

Ma l'Italia ha sempre fatto l'occhiolino all'America, importandone usi, costumi e format senza necessariamente studiarne i funzionamenti. E il funzionamento del wrestling, come noto, è quello di atleti preparatissimi dal punto di vista fisico e sempre allenati che creano insieme una battaglia tra di loro con alle spalle una storia da raccontare. Non c'è niente di male. Non c'è niente da spiegare.

La rissa è finta (meglio dire simulata), il vincitore è finto (meglio dire predeterminato). Ma è uno sport-spettacolo. Una rappresentazione che per essere tale necessita l'utilizzo di mezzi fisici. E semplicemente è retaggio di una cultura che non è la nostra. Noi impazziamo per le scazzottate di Bud Spencer & Terence Hill, anche quelle sono finte e necessarie a raccontare una storia (per quanto non da Premio Nobel). Ma nessuno alza la voce. Perché quelle scazzottate fanno talmente parte della nostra cultura che non ci vediamo niente di male.

D'altra parte veniamo costantemente bombardati da contenuti ad altissima connotazione trash (gente che urla nei talk show televisivi, tifosi di calcio che manifestano in tv la loro fede come se fossero ultras che quasi sempre non sono, finte storie d'amore raccontate in trasmissioni che si presentano come portatrici di vicende reali della vita di ogni giorno).

Lo scopo di questi contenuti è lo stesso: permettere di prendersi quei dieci minuti o quelle due ore al giorno in cui staccare la spina, seguire una storia di cui si conoscono voci, protagonisti e loro inclinazioni e scegliere qualcuno da parteggiare e qualcun altro da osteggiare.

In America questo lo fa (anche) il wrestling.

Solo che spesso una piccola moltitudine di persone sente il bisogno di esprimere la sua superiorità su qualcosa di diverso, che non condivide e magari non capisce.

In Italia il tiro al wrestling è fin troppo facile, perché manca il contradditorio e spesso se questo c'è fatica a difendere le proprie posizioni. Proprio perché figlie di una cultura diversa.

E' come quando da piccoli ci troviamo a dover giustificare allo sguardo severo di nostro padre quell'amico che viene da lontano e che ci ha insegnato tante cose interessanti. Ma che puntualmente nostro padre nota solo quando commette qualche marachella.

Non vale nemmeno la pena arrabbiarsi, o perdere il proprio tempo a rispondere. La cultura può anche cambiare, ma certo non in un quarto d'ora e nemmeno in qualche mese. Certo è che un attacco gratuito e generalizzato al wrestling per un semplice post di compleanno a una celebrità di John Cena ci dà un'immagine plastica di quella che è la situazione del wrestling nel nostro Paese.

E spiega chiaramente a noi fan di wrestling per quale motivo dovremo aspettare ancora anni prima che la WWE guardi l'Italia come un reale mercato in cui investire se non per un paio di eventi live all'anno (e ultimamente neanche più quelli).

(Si ringrazia per lo spunto QUESTO POST della pagina Facebook WWE Italia)