Dirty Deeds - Verità scomode: la dedizione alla WWE di Triple H è commovente



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Dirty Deeds - Verità scomode: la dedizione alla WWE di Triple H è commovente

Girarci attorno è diventato una missione impossibile: la vita di noi, di ognuno di noi, è attualmente diversa rispetto a com'è sempre stata.

Non importa se si vive a Ventimiglia o a Palermo, a Torino o a Pescara, a Roma o a Pizzocalabro, a Codogno o a Bergamo (dove è nato chi vi scrive): questi giorni sono stati dominati dalla paura. Ovunque, per tutti. Una livella, come avrebbe detto il grande Totò.

Il Coronavirus ci ha segregati nelle nostre case, costringendoci a riadattare le nostre vite all'interno di quattro mura: tanto ospitali e confortanti di solito (quante volte, dopo una lunga giornata di lavoro o di studio, ci è scappato il classico "casa dolce casa" una volta varcata la sua soglia, anche solo con il pensiero?), quanto strette e opprimenti ora che sappiamo che rappresentano il nostro massimo orizzonte visivo.

Sono stati giorni in cui abbiamo cercato tutti di fare buon viso a cattivo gioco: a qualcuno è venuto più naturale farlo, a qualcuno meno. Inevitabilmente però i pensieri di tutti sono stati messi sotto scacco da due fondamentali, colossali domande: "Stiamo tutti bene?" e "Quanto durerà?".

Anche per questo motivo staccare la spina, pur stando nelle nostre case, non è stato sempre facile: volevamo saperne di più, costantemente, su quanto questo nemico invisibile stesse avanzando a nostra insaputa o magari indietreggiando. Il risultato è che a volte assistere a qualcosa di familiare, leggero, magari addirittura divertente è risultato una nota stonata: "non è il tempo di pensare alle fesserie", potremmo aver legittimamente pensato.

Ma proprio perché abbiamo perfettamente capito l'entità del problema, abbiamo responsabilmente deciso di fare il nostro dovere (a proposito, #IoStoACasa: chi la pensa diversamente e si ritiene più furbo degli altri non è amico di WorldWrestling.it), è fondamentale fare un piccolo esercizio quotidiano: provare a sorridere, fosse anche per qualche isolato momento disseminato nel corso della giornata. E chi prova a farci sorridere è meritevole solo di rispetto, stima e un'ideale applauso (gli abbracci lasciamoli a tempi migliori).

Proprio per questo motivo il difficilissimo esperimento che la WWE ha attuato per la puntata di SmackDown di venerdì scorso è meritevole di stima: una puntata svolta in una piccola palestra, di proprietà della compagnia, con alcuni strani match davanti a file e file di seggiolini vuoti, addirittura la riproposizione integrale di un lungo incontro tratto dall'ultimo ppv (e con la folla di Philadelphia abbondante, calorosa, rumorosa come sempre). E un padrone di casa nelle vesti di mattatore assoluto: "il sindaco del Performance Center", Triple H.

Ora, che l'ego del caro vecchio triplone non abbia confini è cosa nota. Ma il suo atteggiamento adottato nel corso dell'intera notte di Orlando è stato a tratti addirittura commovente: HHH le ha provate tutte per rendere quelle due stranissime ore il più normali possibili, e non solo. Si è inventato qualsiasi cosa per permettere a chi ha scelto di staccare la spina per quelle due ore di trovare quel sorriso di cui parlavamo poco fa.

Si è accomodato al fianco di Michael Cole nelle vesti di telecronista ospite (o più "color commentator", se vogliamo), ha imitato il suocero Vince McMahon, ha aiutato Bayley e Sasha Banks a rompere il ghiaccio nell'ingrato compito di gestire il primo promo a porte chiuse della storia della WWE, è andato via, è tornato, ha simpaticamente malmenato il povero Cole insieme a un (ingiustificatamente) iperentusiasta Mojo Rawley, quindi gli ha anche pasticciato il pizzetto con un pennarello e si è messo a fare "lo scemo con la telecamera". Salvo tornare compito nel commiato finale, ringraziando tutti per aver dato alla WWE "l'occasione di farsi intrattenere".

La puntata di SmackDown di Orlando è ben riuscita? Difficile dare una risposta realmente positiva. Ma le condizioni da cui partiva erano oggettivamente proibitive. Triple H ha forse anche esagerato, risultando a tratti stucchevole? Forse sì. Ma gli va dato atto di aver accettato una missione complicatissima per chiunque, e di averci messo tutto se stesso.

Lo scopo di questo SmackDown era chiaro: diamo alla gente un motivo per distrarsi. E Triple H si è fatto in quattro per mettere da parte tutto ciò che rappresenta non solo per i fan, ma per tutti i giovani wrestler che lo vedono come il loro vero Boss, si è messo sul palcoscenico con tutti i riflettori puntati e ha urlato al mondo: "Siete tutti presi da cose più grandi di ognuno di noi, non riuscite a ridere ma avete bisogno di farlo? Ebbene, io proverò a farvi ridere pur sapendo che non ci riuscirò".

Per questo un esperimento quasi impossibile come la puntata di SmackDown senza pubblico di questo venerdì va apprezzata. Per il cuore che ci ha messo questo Triple H davvero uomo azienda, e che ha provato a mandare in tutte le nostre case la sua umanità dimostrando al contempo la sua inarrestabile devozione verso la sua WWE. E per uno che era noto come Cerebral Assassin non solo è tanta roba: è qualcosa che fa bene all'anima.