Dirty Deeds - Verità scomode: "Ho perso le parole", WWE Version



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Dirty Deeds - Verità scomode: "Ho perso le parole", WWE Version

Vi ricordate quando Greg Hamilton annunciava ogni singolo match (e anche ogni match singolo) organizzato dalla WWE con queste parole, ben scandite, "Ladies and gentlemen, the following contest is scheduled for one fall", e poi procedeva alla presentazione dei due lottatori in questione? Ora la formula è leggermente cambiata, e più o meno prevede un "The following contest, scheduled for one fall, is...", quindi la frase viene completata nella maniera più consona a ciò che la situazione richiede.

Questo artificio fu adottato dalla WWE per evitare una moda che alla dirigenza piaceva ben poco: quella che l'intero pubblico esplodesse in un collettivo "ONE FALL!!!", che i vertici della compagnia ritenevano potesse togliere importanza alle Superstar per darla in qualche modo indirettamente al ring announcer.

Si tratta di un piccolo esempio che aiuta a capire un concetto vecchio come il mondo: se la WWE affretta un segmento, è perché in qualche modo vuole evitare un qualche tipo di reazione da parte del pubblico. E se lo vuole fare, è perché in qualche modo si aspetta una reazione che vada "fuori dal copione" (tenuto conto del fatto che Superstar e dipendenti vari possono e anzi devono rispettare il copione, ma gli spalti non sono tenuti a farlo).

Ebbene: la puntata di SmackDown tenutasi a Boston un giorno e qualche ora dopo Super ShowDown è apparsa accelerata che più accelerata non si può.

In apertura di show abbiamo visto il neo Universal Champion Goldberg presentarsi sul ring, evitando per la prima volta il suo lungo preambolo (la partenza dal camerino, la security che bussa, il vecchio leone del ring che percorre tutto il tragitto circondato dai bodyguard mentre parte la lenta cantilena "Gooooldberg, Gooooldberg" dei fan ad accompagnare i suoi passi). No, stavolta Goldberg si è recato di buona lena verso il ring e ha liquidato il capitolo The Fiend in 6 parole ("It's not about who was last").

Più in generale, si è messo alle spalle l'ormai superata rivalità e ha posto le basi per quella nuova usando un totale di 15 parole: prescindendo dall'introduttivo "Ladies and Gentlemen" (alla Greg Hamilton, tornando al nostro preambolo), si è infatti limitato a dire "To not be mistaken, it's not about who was last, it's all about who's next".

Quindi ha fatto capolino un Roman Reigns tirato a lucido e per il quale re reietti e cibo per cani sono già un lontano ricordo. E, ripercorrendo i suoi antichi fasti da duro di poche parole (memorabile il suo "This is my yard now", cinque parole dopo 15 minuti di silenzio suo e fischi dell'arena all'indomani di WrestleMania 33), Roman ha chiuso la costruzione della faida aggiungendone appena due, di parole: "I'm next". Per un totale, peraltro, di sei sole lettere utilizzate: se non è un record poco ci manca.

Tutto questo da un lato rappresenta un netto cambiamento rispetto al passato (ricordate quando ci lamentavamo che in WWE c'erano troppe parole e pochi fatti?). Dall'altro però certifica qualcosa che già i lunghi silenzi di Randy Orton, settimane e settimane dopo aver attaccato Edge, avevano reso evidente: o in WWE hanno deciso di dare una netta sforbiciata ai copioni, oppure è in corso un problema di scrittura non indifferente.

WrestleMania 36, lo abbiamo già capito, è uno show che si vende da solo: Brock Lesnar vs Drew McIntyre, Undertaker vs AJ Styles, Becky Lynch vs Shayna Baszler, Charlotte Flair vs Rhea Ripley, i già citati Edge vs Randy Orton e Roman Reigns vs Goldberg, un altro big match di cui parleremo tra poco. Tutto questo è chiaro. Ma bisogna pur sempre arrivarci in qualche modo. Se davvero esiste un problema di una scrittura carente (critica fin troppo spesso ripetuta nei confronti della WWE, peraltro nemmeno sempre a ragione visto che siamo in un'epoca in cui tutti sono criticoni e nessuno lo è, data la facilità a lanciare il sasso e ritrarre la mano), aggirare il problema abolendo direttamente la scrittura non è certo una soluzione.

Tanto più che la stessa puntata si è poi chiusa con la costruzione di un altro degli incontri che da soli contribuiranno a vendere WrestleMania 36 in tutto il mondo: John Cena, che si presenta nella sua Boston e ci fa capire che a WrestleMania non ci sarà (e forse non ci sarà mai più, forse sì, forse no), che sta per andarsene e viene bloccato da The Fiend.

Quest'ultimo, reduce dalla prima sconfitta della sua carriera (pesantissima tra l'altro) non apre bocca, alza il braccio, indica il simbolo di WrestleMania, e John gli fa cenno di sì con la testa: pubblico in visibilio, il match si fa.

E va bene, ma ogni tanto noi vorremmo anche qualche spiegazione a quello che vediamo. Come sta Bray Wyatt dopo aver perso il titolo? Come sta dopo aver perso la sua imbattibilità versione The Fiend? Siamo di fronte allo stesso demonio di prima o essere caduto ha in qualche modo scalfito le sue certezze? Non lo sappiamo, e come minimo per un'intera altra settimana continueremo a non saperlo. Intanto becchiamoci The Fiend vs John Cena, e che questo ci basti.

Peccato che non possa funzionare, non così. Lo sappiamo, e lo abbiamo capito, che questa WrestleMania sarà sensazionale. Non abbiamo alcun dubbio che lo sarà. Ma se noi seguiamo ostinatamente tutti gli show settimanali, settimana dopo settimana, ogni settimana, tutto l'anno, ci serve anche qualche spiegazione. Che può arrivare tramite i risultati, certo, ma anche attraverso le parole.

E segare le parole ci può anche stare, purché dietro ci sia qualcosa che dia un senso generale a quello che guardiamo. Altrimenti non sarà uno show che ci ha guadagnato, ma solo una trasmissione che ha perso le parole.