Dirty Deeds - Verità scomode: l'anno balordo di Seth Rollins, Messia senza missione



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Dirty Deeds - Verità scomode: l'anno balordo di Seth Rollins, Messia senza missione

Mentre il main roster WWE si sta stancamente mettendo alle spalle gli esiti della Royal Rumble, si prepara a un Super ShowDown che come al solito dovrà transitare lasciando dietro di sé il più basso numero di danni possibili e sull'orizzonte si staglia una WrestleMania potenzialmente stellare ma dalla costruzione talmente carente da quasi non esistere, serve un'analisi dei temi presentati a Raw e SmackDown.

Lo show blu, paradossalmente, facilita il compito: pur con un livello qualitativo generalmente scarso, al venerdì è facile capire quali siano le vicende che in WWE cercano di raccontarci. La storia principale, purtroppo, è ancora quella che ruota intorno a King Corbin, un re fanfarone e malvagio ma in fondo ben disegnato, che punta a delegittimare in tutti i modi il beniamino delle folle Roman Reigns, e lo fa con un numero variabile di alleati (Dolph Ziggler e Robert Roode sono i principali, ci sono stati i Revival, questa settimana a Phoenix abbiamo visto un duo The Miz & John Morrison che certamente meriterebbe qualcosina di più). Nel mentre un pezzo grosso come Sheamus continua la sua crociata contro i jobber dalla bassa statura, Bayley cerca disperatamente di costruirsi una credibilità come campionessa cattiva, Daniel Bryan a caccia della sua identità messa a repentaglio dalla doppia batosta con The Fiend si sfoga con Heath Slater (avessi detto...).

In settimana abbiamo anche visto un "Symphony of Destruction Match" che nonostante la contemporanea presenza di Elias e Braun Strowman (alleati, peraltro) è stato sorprendentemente gradevole e la continuazione della vicenda amorosa tra Otis e Mandy Rose a cui si stanno applicando alla grande tutti i protagonisti coinvolti (inclusi Tucker, Sonya Deville e un Dolph Ziggler ispiratissimo nei panni del cattivo dei filmetti d'amore ambientati nei licei americani). Ah, e ovviamente Goldberg ha cercato di farci capire che The Fiend forse non è imbattibile: come già detto, speriamo che in Arabia Saudita i danni di questo match che mai sarebbe dovuto finire in un evento del genere siano del più basso impatto possibile. Ci abbiamo anche dedicato un editoriale apposito.

Già, ma a Raw che succede? La risposta più banale da dare, citando uno dei meme più famosi di Yotobi, è: "Robe". Se infatti lo show blu le sue storie, magari sconclusionate o con la data di scadenza ampiamente superata, quantomeno le ha, il lunedì notte vive sull'onda di una serie di equivoci senza soluzione.

Dalla Royal Rumble (e cioè da un mese) Randy Orton tira la carretta non spiegando il perché dei suoi attacchi ad amici e leggende che dice di rispettare, da Edge a Matt Hardy. E se per una, due, anche tre settimane tutto questo era affascinante, ora inizia pericolosamente a somigliare a un tirare a campare in attesa che arrivino delle idee. Poi abbiamo un Drew McIntyre che non avendo un campione da insidiare in vista di WrestleMania sbruffoneggia demolendo avversari di mezza tacca (ma vederlo poter finalmente scherzare in maniera sorniona e divertita è un piacere per l'anima) e tutto ciò che ruota intorno all'altro titolo maschile individuale langue nell'attesa del ritorno di Andrade, con nel frattempo tre quarti di Messico che settimanalmente si sfidano tra le corde rosse del ring senza che in palio ci sia poi un granché.

E poi abbiamo il Monday Night Messiah.

Di questa cosa avremmo dovuto parlare già da settimane, ma abbiamo dato tempo alla WWE e allo stesso Seth Rollins. Tempo che però nel frattempo è trascorso, dandoci un'amara certezza: il fascino di questo personaggio è già sfumato di fronte all'evidenza che il suo culto non poggia assolutamente sul nulla. E qui forse è opportuno fare qualche passo indietro.

Dov'era Seth Rollins un anno fa esatto? La risposta è che era sempre a Raw, ma con tutto il pubblico dalla sua parte per essersi caricato sulle spalle lo show in mesi delicatissimi (e non solo per la leucemia di Roman Reigns) e aver dato vita a match memorabili, dal Gauntlet dell'anno prima alla bella serie contro lo stesso Ziggler per il titolo intercontinentale. Nel frattempo aveva vinto la Royal Rumble e ci si aspettava la sua consacrazione. Consacrazione che poi contrariamente alle aspettative di qualcuno arrivò, senza però consegnare ai fan il campione che tutti si aspettavano.

Il Seth Rollins Universal Champion divenne infatti un re annoiato, ormai arrivato al suo obiettivo e che trascorse la primavera e parte dell'estate a specchiarsi nella sua cintura facendo ben poco per restare nei cuori dei fan, che come noto sono particolarmente volubili.

Certo la faida con Baron Corbin non lo aiutò, ma ancora meno lo fece perdere e riconquistare il titolo contro il solito Brock Lesnar, nonostante il tentativo di SummerSlam di renderlo un vincitore "legittimo" e non aiutato da colpi bassi. Quindi l'arronzata faida con AJ Styles e il disastro Bray Wyatt, con la gente che definitivamente abbandonò il suo idolo di sei mesi prima.

Da qui la scelta, intelligente, di renderlo cattivo. Per anni era circolata l'inflazionata nomea di un Rollins che da paladino dell'Authority aveva incantato tutti senza mai riuscire a rinverdire quei fasti dal suo precedente turn, avvenuto in seguito al tradimento di Triple H. Perché non riportare sul ring proprio quel Seth lì, quindi? Da qui la nuova idea della compagnia, e la nascita del Monday Night Messiah.

Peccato che quest'ultimo con il luccicante Seth del 2014 e 2015 non abbia nulla da spartire.

Sì, è comunque a capo di un manipolo di accoliti, ma non è l'Authority. E già questo toglie buona parte del respiro che il vecchio Seth con la meche bionda portava con sé. In più combatte contro un gruppo di buoni...troppo poco buoni. Samoa Joe è diventato face senza nemmeno che fosse spiegato il perché, Kevin Owens nel 2019 ha fatto quattro turn in sei mesi manco fosse Mark Henry e da quando si è messo alle spalle il problema Shane McMahon tende a confondere, tralasciamo la parentesi Big Show, e poi ci sono i Viking Raiders: due personaggi talmente caratterizzati da non permettere a nessuno di identificarsi in loro come paladini della bontà. Sono vichinghi, avranno interesse a razziare. Poi possono anche essere vichinghi buoni, beninteso, ma al fianco di una fazione che rappresenta il bene c'entrano come una costoletta di maiale su una torta di fragole con panna.

Il vero colossale problema del nuovo Rollins cattivo versione 2020, però, è un altro: è un Messia, ha già un discreto nugolo di adepti, ma non si capisce quale sia il loro scopo. Proprio per l'assenza di figure dirigenziali, buone o cattive che siano, questi antagonisti del lunedì notte stanno combattendo una battaglia che in realtà non esiste. Che puntino semplicemente ad annichilire Kevin Owens? Beh, ma per questo mica è necessario tirare su una setta religiosa! Un Braun Strowman dei tempi andati lo avrebbe semplicemente rinchiuso in un cesso chimico e via.

Difficile pensare anche all'obiettivo di una cintura, stile Evolution: come detto il titolo di WWE Champion è lontano, Seth non lo ha mai realmente messo nel mirino e poi vorrebbe dire ancora una volta Lesnar. Mirare al titolo degli Stati Uniti, poi, sarebbe un declassamento non da poco (a meno che a vincerlo non sia un Murphy comunque meritevole di grandi elogi).

Così il Messia e i suoi discepoli continuano a parlare e girare a vuoto, pestando e prendendole occasionalmente da buoni non sufficientemente buoni e credendo ciecamente in un culto che non esiste. Perché ogni messia che si rispetti deve avere una missione (spirituale o meno) da compiere. E il Monday Night Messiah, al momento, non ce l'ha.