Dirty Deeds - Verità scomode: Goldberg, un ostacolo verso WrestleMania


by   |  LETTURE 2017
Dirty Deeds - Verità scomode: Goldberg, un ostacolo verso WrestleMania

"Goldberg fa ritorno in WWE", ci hanno annunciato in pompa magna lunedì scorso a Raw. E per quattro giorni abbiamo provato a immaginare cosa ci sarebbe stato nell'immediato futuro di Da Man, se non per le uniche due certezze: sarebbe comparso, questa volta, a SmackDown e non nello show rosso e ci avrebbe informati sui suoi futuri piani che certamente avrebbero riguardato un match in Arabia Saudita.

In fondo Super ShowDown incombe, e a differenza che in passato questa volta si terrà il 27 febbraio. E non c'è WrestleMania che tenga: quando l'Arabia Saudita, la WWE deve rispondere. E se questo significa un drastico cambio di rotta che riguarda uno dei titoli di campione assoluto del main roster, beh, ci si deve adeguare.

E così ecco Goldberg che si connette via satellite (come un The Rock d'antan) e discute a distanza con Bray Wyatt. Con i sospetti più dolorosi dei fan che si tramutano in realtà: niente sfida tra titani con Roman Reigns, niente riperdita per Dolph Ziggler, niente squash mortificante per King Corbin.

Eh sì, perché il vecchio Da Man (dopo aver rischiato di ammazzarsi e di ammazzare quando si scontrò con Undertaker) stavolta punta in alto: alla cintura di Universal Champion, certo, e al suo detentore The Fiend.

Difficile pensare a qualcosa di più sbagliato: intanto per la costruzione di una rivalità con basi fin troppo deboli per un personaggio dalla psicologia sottilissima come abbiamo imparato a conoscere l'attuale campione.

Poi per tutto ciò che tale sfida rappresenta: un vecchio leone del ring, che per motivi che sarebbe lungo e superfluo elencare non può (e di fatto non ha mai potuto) perdere contro colui che nell'attuale WWE più da vicino somiglia al concetto stesso di invincibilità.

Di fatto la sensazione respirata in tutti questi mesi attorno a The Fiend è che la stessa WWE non abbia ancora ben capito in che modo questo strano demone potrebbe e alla fine potrà perdere (perché a un certo punto succederà).

Certa è una cosa soltanto: quell'uomo non può e non deve essere Goldberg. Che il big per eccellenza del wrestling lo è stato, ma vent'anni fa. Nel frattempo però c'è un nuovo equivoco da considerare: se The Fiend non può perdere, e Goldberg tendenzialmente di perdere non ci pensa nemmeno (non per cattivo carattere, ma proprio per abitudine), in Arabia Saudita cosa succederà? Quale tabù sarà infranto, tra due avversari, divisi da una rivalità fragilissima, entrambi impossibilitati a perdere e con la rispettiva nomea che rischia di essere distrutta in nome di un match che non ha alcuna importanza? Un bel guaio.

Con cui però la WWE deve necessariamente fare i conti. Trovandosi a un mese o poco più da WrestleMania con il più grosso, inutile e pericoloso ostacolo possibile verso una notte che con il resto della card e gli altri ritorni quelli sì memorabili (Edge su tutti) era nata con i migliori auspici possibili e ora rischia di essere parzialmente rovinata da una scelta di booking tanto inutile quanto folle.