Dirty Deeds - Verità scomode: la 10 (e 20) Years Challenge della WWE


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Dirty Deeds - Verità scomode: la 10 (e 20) Years Challenge della WWE

Si avvicina la Royal Rumble, e questo vuol dire che in WWE è giunto il momento di sparare le prime, vere, grandi cartucce del 2020. Ma quello che abbiamo potuto vedere in settimana sia a Raw che a SmackDown è una compagnia che sembra sospesa tra la voglia di novità e il ricorso sistematico ad antichi schemi.

Questo 2020 aveva già un forte profumo di 2010, ma nel frattempo si è ben pensato di ficcarci dentro degli elementi addirittura provenienti dal 2000, che male non fanno mai. Sono infatti settimane che sul web si ironizza sul ritorno di John Morrison (peraltro in coppia con The Miz), sul nuovo/vecchio look di Daniel Bryan e su questo Sheamus versione vintage: non sono tre novità, sono altrettanti balzi indietro di un decennio.

Reso peraltro ancora più evidente da quanto combinato dal Celtic Warrior ai danni del solito, povero Shorty G: abbiamo quindi rivisto lo Sheamus bullo, quello degli esordi. Altro che sguardo al futuro, qua si torna indietro e dopo essere tornati indietro ci si guarda alle spalle.

E tanto per rincarare la dose, il ring di Greensboro (North Carolina), ha anche offerto l'ennesima più o meno gratuita reunion del Team Hell No. La presenza di Kane in un segmento di apertura di SmackDown nel corso dell'anno 2020 già di per sé rappresenta una stranezza (ok che era funzionale a costruire l'attacco di Daniel Bryan nei confronti di Bray Wyatt, ma siamo sicuri che non ci sia proprio nessun membro dell'attuale roster che potesse ricoprire lo stesso ruolo), in più la WWE ha deciso di aggiungerci quel tocco di classe in più che ci fa capire quanto si costruisca il futuro pensando al passato: il segmento nel backstage in cui i due nemiciamici si sono urlati "I was the Tag Team Champions"

Ok, va bene, sì, quella cosa faceva ridere. Ma, santo cielo, risale al 2012. Non c'è proprio niente di nuovo da inventare? Se questa domanda vale anche per Raw, la puntata di lunedì scorso trasmessa dall'Università del Kentucky presenta una risposta duplice: se da un lato l'annessione di Buddy Murphy nella malvagia stable capitanata da Seth Rollins è quanto di più buono la WWE potesse inventarsi (anche perché permette di uscire dal cortocircuito dei terzetti che hanno rappresentato per anni l'unico snodo narrativo di qualsiasi coalizione, buona o cattiva che fosse).

Nello stesso tempo, però, abbiamo visto ancora una volta un main event in cui l'ago della bilancia è stato Big Show. Nel 2020, prima della Royal Rumble, l'attuale gruppo dei principali buoni di Raw include Big Show.

Che poi magari un giorno di questi volterà le spalle a Kevin Owens e Samoa Joe, oppure magari non lo farà ma cambia dopo. Siamo nel 2020, e Big Show si è ritagliato un ruolo da protagonista assoluto a Raw. Dove evidentemente hanno deciso di non concedersi la tipica 10 Years Challenge, passando direttamente alla 20 Years.