Dirty Deeds - Verità scomode: Brock Lesnar e WWE, non uccidete la Rumble


by   |  LETTURE 8970
Dirty Deeds - Verità scomode: Brock Lesnar e WWE, non uccidete la Rumble

Per qualche motivo di non chiara spiegazione, in WWE hanno deciso di trasmettere al proprio pubblico l'immagine di una compagnia tenuta sotto scacco da Brock Lesnar. Che senz'altro avrà i suoi difetti, ma deve la sua immagine (disastrosa da ormai diversi anni) più al modo in cui viene disegnato dal team creativo che dalla sua effettiva voglia di sporcarsi le mani il meno possibile.

Quello che abbiamo visto lunedì scorso nella puntata di Raw andata in onda da Oklahoma City va però forse anche oltre tutto quanto era stato presentato fin qui. Il WWE Champion ha aperto la serata, e come al solito è stato Paul Heyman a parlare per lui: semplici i concetti che sono stati raccontati.

Li riassumiamo in: Brock Lesnar è il campione, questo derelitto show ha dimostrato che nessuno sia attualmente in grado di contendergli la cintura, quindi la cintura non sarà difesa alla Royal Rumble. Ma il campione alla Royal Rumble ci sarà, e per dimostrare la sua schiacciante superiorità su tutto e tutti, parteciperà proprio al Royal Rumble Match.

Non solo: lo farà entrando con il numero 1, e punterà a vincere per consacrarsi una volta per tutte come entità inarrivabile per tutti i suoi colleghi o presunti tali. Ok, questo promo ci poteva anche stare, tenuto conto che eleva alla massima potenza l'arroganza incarnata sia dal campione che dal suo legale rappresentante.

Peccato che sia mancato il passo successivo, che doveva essere altrettanto inevitabile: un dirigente che arriva (o meglio ancora, Vince McMahon in persona), strappa il microfono a Heyman e gli dice le cose come stanno. "Va bene Paul, faremo come dici tu.

Ma in virtù della tua decisione, Brock viene privato della cintura" Oppure "La cintura di Brock sarà messa in palio" Che a Raw si stia facendo fatica a trovare un nuovo top face da contrapporre a Lesnar in attesa di Cain Velasquez è evidente, ma questo non giustifica quanto è stato raccontato lunedì scorso.

Perché il suo unico risultato è quello di prendere la Royal Rumble, uno dei concept originali più iconici, amati e funzionali dell'intera storia della WWE (e del wrestling tutto), e buttare tutto quanto nella spazzatura.

La Royal Rumble funziona, e funziona da oltre trent'anni, perché è facile: ci sono 30 uomini che si presentano sul ring uno dopo l'altro, devono buttarsi fuori dal quadrato oltre la terza corda, chi vince affronta il campione a WrestleMania.

Ok, ma se al match partecipa il campione in persona, per WrestleMania cosa si fa? Il campione affronta sé stesso? Chiaro che qualcosa sarà inventato per non far vincere Lesnar, o quantomeno per proporgli un nuovo avversario, ma non c'erano proprio altri modi per farlo partecipare alla Rumble? Sicuramente sì, ma in WWE non hanno avuto voglia nemmeno di pensarci.

Con il risultato che questa Royal Rumble parte con i peggiori presupposti di sempre: quelli di un match svuotato della sua stessa identità.