The Prizewriter - Back to the future (a ten years resumee)


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The Prizewriter - Back to the future (a ten years resumee)

Ben ritrovati e ben ritrovate per quello che è il primo Prizewriter dell'anno, ma che dico, della decade! L'ultima edizione (se vi siete persi i riconoscimenti per l'anno
appena passato eccoli: CLICCA QUI) avevo detto che ci sarebbero stati due editoriali dal sapore del passato ancora, uno per analizzare nell'insieme cosa successo nell'anno tracorso, un altro
addirittura per la decade.

Questi piani si sono infranti ovviamente fra l'empiezza, in tutti i sensi, di una mangiata qua, ed un bagordo là, ma non è mai troppo tardi per recuperare! Quindi li condenserò in questo unico brano, che vuole anche portare un messaggio per il futuro, che è sempre contenuto nel percorso che ci porta ad esso, attraverso il passato che diventa presente, e si proietta quindi in avanti.

La decade appena passata è stata una decade di transizione per il wrestling. In essa non per nulla uno dei momenti chiave è quel match che ai tempi era stato definito: "The End Of An Era", ossia l'HIAC di Wrestlemania 28 (2012) fra Triple H e Undertaker, post ritiro di Shawn Michaels, con entrambi gli ex DX che si inchinarono prima al, e si abbracciarono poi con, il Becchino.

Compagni di mille battaglie. La chiusura di un cerchio. Molti sono i wrestler leggendari che ci hanno lasciato in quanto tali, o comunque hanno lasciato la loro versione migliore affondare in questa decade. Gente come Kane, Triple H, Undertaker, Shawn Michaels, Edge, John Cena, Batista.

Molti di questi non li vedremo più combattere, altri sporadicamente, e forse sarebbe meglio anche evitare... Ma comunque questo è il meraviglioso passato, dal quale è tanto, forse troppo, difficile affrancarsi.

Il wrestling è cambiato nel frattempo. Mentre i dinosauri si estinguevano, nuove forme di vita prendevano possesso delle lande allora spoglie e desolate. Nell'estinzione di questi colossi spesso si è recriminato come essi non siano stati sostituiti degnamente...

E non si può essere in disaccordo. Ma forse invece di un rimpiazzo analogo è sorto qualcosa di nascente, invece che di crepuscolare: l'ascesa di un movimento di wrestling indipendente molto forte ed accattivante, che dapprima in punta di piedi si è inserito fra le maglie della federazione più grande, unico colosso mondiale in materia di wrestling, sotto forma di acquisizione di talenti che venivano coltivati al di fuori dell'orto di casa.

E con questo una consapevolezza sempre maggiore, specialmente sul web, che il wrestling made in Stamford non è l'unico possibile, e che non è sempre tempo di vedere colossi sovramuscolati che fanno promo, ma conta anche ciò che si vede sul ring.

Poi questo non è più bastato, ed allora future leggende, come CM Punk, e Daniel Bryan, si sono presi lo spazio che meritavano, e che il wrestling che loro portavano meritava, con la forza! Sì, perchè si sono issati a paladini di un movimento.

In un territorio che non poteva essere più ostile ad esso, ma che col tempo hanno saputo plasmare ed adattare alla loro grandezza. C'è chi l'ha fatto come un fulmine a ciel sereno,dopo anni di insoddisfazione per la propria gestione ed il talento, non solo suo, sprecati senza pietà.

Un pioniere, come il profeta di Chicago, che durante una puntata di RAW dell'estate 2011 si è seduto per terra con una maglietta di Stone Cold ed ha sparato a 0 sulla federazione tutta, irriverente e tagliente, portando un messaggio bello chiaro: il wrestling è al di fuori, ed al di sopra, delle idee dei McMahon!

Qualche anno dopo, e siamo nel 2014, un po' proprio forse per riempire il vuoto lasciato dall'esodo di Punk, stufatosi di "cambiare la cultura", la WWE ha creato la versione favolistica ed un po' più edulcorata di questa rivoluzione, nella quale lo YES Movement ha dapprima preso un posto nel cuore dei fan, quasi spontaneamente e senza aiuti, fino a poi prenderselo con la forza (sempre in storyline) sul ring occupato di un RAW della Road to Wrestlemania, e poi a sfrociare nel Grandaddy of Them All, dove in una sola notte Faccia da Capra ha sconfitto tutto ciò che questa rivoluzione era pronta per ribaltare.

Come nell' ultimo livello di un videogioco, o nel finale di un libro fantasy, nella stessa sera Daniel ha sconfitto tre alfieri del male, e simboli del modo di fare wrestling che oggi è (quasi) superato, grazie anche a lui ed alla sua tenacia, ossia Triple H, Batista e Randy Orton.

Battuti tutti in una sera, scrivendo una delle più commoventi pagine dello Showcase degli Immortali, e laureandosi campione nella notte piu importante dell'anno. Senza di loro non ci sarebbe stato nulla di quello che è successo di lì in avanti, ossia una "indyzzazione" del transatlantico del wrestling mondiale.

Da lì sono approdati in quel di Stamford quelli che oggi sono tra i simboli più luminosi della federazione: Seth Rollins, Kevin Owens, AJ Styles per citare solo i main eventer, che se la sono dovuta vedere con altri wrestler invece reduci del passato, o di un'idea di esso che ancora alberga nella sala dei bottoni, nonostante non sia piu gradita a una parte sempre più copiosa e smart del pubblico (vedasi Roman Reigns, Baron Corbin o Braun Strowman).

La rivoluzione ha poi condotto alla creazione di un paradiso del wrestling quale il moderno NXT, che ha portato il wrestling di nicchia e lo spettacolo puro, anche nella federazione più grande ed influente al mondo, sotto l'attento sguardo di Hunter.

Grazie a questa nuova luce abbiamo assistito anche ad un'altra rivoluzione, quella che ha portato il wrestling femminile allo stesso livello di quello maschile. Da quelle sfide di NXT fra Bayley e Sasha Banks al main event (pessimo, ma pur sempre storico) dell'ultima Wrestlemania, dove a sfidarsi sono state tre dame di cui ricorderemo doverosamente i nomi: Becky Lynch, Charlotte Flair e Ronda Rousey, il passo è stato breve.

Altro evento da End of an Era, ma che merita un capitolo a parte, è stata poi la fine della streak di Wrestlemania di una delle figure più iconiche della storia del wrestling: The Undertaker. Wrestlemania XXX, 2014.

Poteva essere un degno ritiro per il Deadman (non ricorderò cosa ne è stato dopo, per rispetto di Taker), per mano di quello che è colui che, al giorno d'oggi, più lungamente è stato detentore di titoli massimi, contando tutti i giorni dei vari regni, nella storia della WWE, ossia Brock Lesnar.

Praticamente dal suo ritorno nel 2013 lo è stato...Sempre. Questa è stata indubbiamente la sua decade, e anche la prossima sembra iniziare sotto il suo segno: il suo ritorno è stato uno dei più cataclismici della storia, rimpinguato dalle esperienza extra-WWE è tornato nella sua pensione d'oro, e se non fosse bastato l'oro, metaforico e non, che ha racimolato al di fuori del wrestling, anche tornato a casa base non si è mancato di porgergliene altro, a palate.

Come al dragone Smaug dello Hobbit. Non solo è il wrestler più pagato del globo, ma è anche sempre e comunque l'uomo da battere, e anche quando perde ci viene riproposto esattamente come se ciò non fosse avvenuto.

A spingerlo non tanto la passione per la disciplina, quanto la sete del suo conto bancario. Se venisse mai indetto il wrestler della decade, impossibile non pensare automaticamente a The Beast. L'ultimo anno, poi, in continuità con quanto detto prima, ci ha portato verso l'evoluzione definitiva di quello che è il concetto di wrestling, anche nel main roster WWE.

In questa decade abbiamo avuto la fortuna di assistere a sfide epiche sul quadrato, un po' ovunque in giro per il mondo. La New Japan Pro Wrestling, nei suoi match di spicco almeno, è diventata ormai appuntamento imperdibile per gli appassionati del vero Wrestling.

Negli anni, prima Nakamura e Styles, poi Okada ed Omega, ed adesso anche Will Ospreay hanno ridefinito quelli che sono i limiti di eccellenza in un match di wrestling, superando il massimo dei voti, lasciando noi a bocca aperta, e la WWE consapevole della propria inferiorità in termini di qualità.

Gli strascichi di quello stile sono poi approdati anche in America, con la nascita della AEW, di Cody Rhodes, Chris Jericho, Kenny Omega e dei Bucks, tutti ex NJPW, che in pochissimo tempo è riuscita a prendere in prestito quello stile di spettacolarità, colpi durissimi, ed un'epica speciale raccontata in ogni sfida che conta.

La WWE ha percepito la pressione di una concorrente così esplicita, vicina, agguerrita, e dal dente avvelenato, ed ha fatto fare passi in avanti non da poco al suo brand di vero wrestling. NXT, ora in diretta sulla tv nazionale, è stato autore di una splendida Invasion al main roster, che quest'anno ha portato freschezza, qualità e match mozzafiato, sfociata nella vittoria alle Survivor Series del brand oro e nero.

Prima volta in cui l'evento vale qualcosa da anni ed anni. La vittoria di NXT sul prodotto WWE old style. Qualcosa sta cambiando: ormai il wrestling è sempre meno basato sull'extra ring, sulle grandi personalità, anche per la impossibilità di raggiungere i picchi di carisma passati.

E quindi il tutto si sta spostando dalla E alla seconda W, nella federazione più famosa al mondo. Che però non abbandona il lato di "sceneggiato", come giusto che sia, mantenendo parte della propria identità.

Ma deve implementarne il livello creativo. E negli ultimi tempi ci sta riuscendo, con buone storie, quali il turn di Rollins, proprio quando rischiava di diventare un Roman 2.0, o il capolavoro fatto con The Fiend, ed il modo in cui entra nella testa dei suoi rivali.

Insomma, credo che se l'inizio della decade scorsa fosse più un crepuscolo di una certa idea di fare wrestling, questa sia più un'alba. Alba di una nuova era. Una luce che riporta la sua attenzione sull'essenza del Wrestling, offrendoci tantissimi spunti per vederne, tanto, e di grande qualità, fra giappone, AEW, NXT ed anche main roster WWE.

Da stampare un sorriso compiaciuto come quello del Bruto Bulgaro sulla spiaggia di qui sopra, e renderci ansiosi di scoprire le nuove traiettorie del nostro sport enterteinment preferito. E fieri di esserne fans. Quindi buon a...decade, di Wrestling a tutti e tutte!