Dirty Deeds - Verità scomode: la risposta della WWE a The Fiend è l'umanità


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Dirty Deeds - Verità scomode: la risposta della WWE a The Fiend è l'umanità

Ormai è inutile girarci attorno: The Fiend, l'ultimo riuscitissimo personaggio di Bray Wyatt, è uno dei migliori prodotti che la WWE abbia creato negli ultimi anni a livello psicologico. E se l'attuale Universal Champion permette una serie infinita di studi a proposito dei suoi messaggi più o meno espressi, del significato delle sue Mandible Claw che a seconda dei casi fanno male o curano ("Hurt" e "Heal", come le scritte sui guanti del campione), e dei suoi avversari che inevitabilmente dopo averlo affrontato cambiano personalità, il picco di tutto questo lo si sta probabilmente raggiungendo con Daniel Bryan.

Il buon Daniel è bravo come pochi altri a creare atmosfera intorno ai suoi umori, che siano positivi e trascinanti come quelli dello Yes Movement o cupi e ombrosi come quelli del recente Planet's Champion. Comunque vada, l'American Dragon cambia l'umore della gente: crea un trascinante entusiasmo quando veste i panni del capopopolo, come può far piombare tutti nell'angoscia più profonda quando è afflitto.

E sicuramente l'ultima puntata di SmackDown, quella di Birmingham (Alabama) in cui ha riaperto a un ritorno dello Yes Movement, ne ha dato una nuova riprova. Ma se tutti hanno notato questo, e molti hanno parlato di come anche Finn Bàlor e Seth Rollins abbiano cambiato atteggiamento e carattere dopo l'incontro ravvicinato con The Fiend, lo show dello scorso venerdì notte ha presentato un'altra piccola quanto inestimabile perla.

Che aiuta forse ancora di più a capire quanto sia presentato come potente l'attuale campione di SmackDown, quanto profonda sia la sua minaccia e allo stesso tempo quanto siano bravi, in WWE, quelli bravi. Si tratta di un brevissimo segmento, avvenuto nel backstage e che clamorosamente la WWE non si è nemmeno degnata di riprodurre sui suoi canali social (tanto che la foto che vedete in copertina non è che un'immagine tratta dallo Sky Go di chi vi scrive): un segmento in cui The Miz raggiunge l'eterno nemicoamico Daniel Bryan, per il quale una volta tanto è sinceramente preoccupato.

"Non riesco a credere che sto per dire questo - abbozza Miz, alzando lo sguardo per raccogliere le idee -. Tu lo capisci quanto sei importante per SmackDown? Per il nostro spogliatoio? Non ci possiamo permettere di perderti, Daniel"

E Daniel, riflette, si porta la mano al mento, poi si gira di scatto e fulmina con lo sguardo un insopportabile rivale, una spina sul fianco vecchia di un decennio, che però per una volta ha messo da parte l'orgoglio ("Non sono tuo amico, e nemmeno il tuo mentore", aveva detto in precedenza) per parlare faccia a faccia, e da uomo a uomo, a un collega che in fondo ha sempre rispettato.

Non potendolo dire apertamente, ma ha sempre rispettato.


Qui stiamo ovviamente parlando dei personaggi di Daniel e Miz, non degli uomini Bryan e Mike (che sicuramente nella vita di ogni giorno hanno rapporti ben più solidi di quanto le loro controparti in gimmick lascino trapelare).

Resta comunque il fatto che i personaggi di Daniel e Miz hanno tolto la maschera, dando vita a uno degli scambi più umani che la WWE recente abbia saputo rappresentare. E di fronte a un The Fiend che non solo è al momento un campione incontrastato e incontrastabile, invincibile anche a decine di manovre degli avversari più accreditati, e in più beniamino incontrastato dei fan, una risposta del genere è la migliore possibile che in WWE potessero inventarsi.

Non il solito Superman di turno, senza macchia e senza paura (scusaci, Roman), ma degli uomini. Uomini veri. Che di fronte al Maligno, sfoderano quell'arma tanto potente quanto fuori moda dell'umanità. E questo è stato un piccolo, inatteso capolavoro Made in WWE.

Messo in scena da due uomini veri, che una volta ancora hanno sfruttato quell'elettricità che da sempre riescono a produrre quando condividono un segmento davanti alle telecamere, mettendoci però quel qualcosa in più che li rende davvero come noi, tra di noi, più di noi.

So che abbiamo avuto problemi, so che non ti aspetti ciò che sto per dirti, ma sono preoccupato per te. Ho paura che tu ti faccia male. E non voglio, perché ho bisogno di te. Non è wrestling, è la vita.

E la vita può battere anche il più malvagio dei demoni. Bryan e Mike, nei vecchi, nuovi panni di Daniel e Miz, ce lo hanno dimostrato ancora una volta.