Dirty Deeds - Verità scomode: la WWE e la dignità strappata a Dolph Ziggler


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Dirty Deeds - Verità scomode: la WWE e la dignità strappata a Dolph Ziggler

Il fan di wrestling per definizione non gode di buona memoria. In fondo fa anche parte del gioco, dato che buona parte della disciplina si basa sulla sospensione dell'incredulità: guardo uno show di tre ore e per quelle tre ore accetto l'idea che una federazione mondiale sia guidata da uno squilibrato che non si farebbe scrupoli a veder morire l'eroe buono che gli sta antipatico, oppure in cui suo figlio si lancia senza motivo nel vuoto da oltre dieci metri oppure la figlia si è innamorata di un ex ribelle che l'ha sposata solo grazie a una dose di sonnifero (diciamo così).

No, quando guardiamo il wrestling decidiamo di credere a quello che stiamo guardando, e talvolta ci dimentichiamo delle nostre stesse convinzioni. E quindi quello stesso Kurt Angle tornato da eroe in WWE e poi considerato un povero scemo nei mesi da General Manager, magicamente è tornato un eroe in occasione del suo ritorno sul ring.

Quel Daniel Bryan che abbiamo osannato da Yes Man, per cui abbiamo pianto quando si ritirò, per cui abbiamo palpitato quando faceva il General Manager che sembrava voler tornare a lottare, ora ci sembra legittimamente una vipera.

Ancora più facile: quel Roman Reigns odiato da tutti quando vinceva in ogni dove, ora è sostanzialmente sostenuto grazie all'intelligente idea di tenerlo un po' lontano dall'oro. E poi, poi arriva Goldberg.

I temi della settimana post SummerSlam sono stati tanti, dalla consacrazione di Seth Rollins al ritorno di Sasha Banks: se volete approfondirne vi invitiamo alla lettura dei puntuali Prizewriter e Bank Statement di questa settimana.

Qui invece vogliamo parlare di Goldberg, ma solo indirettamente. Colui di cui vogliamo parlare veramente, infatti, è Dolph Ziggler. Colui che è stato scelto (o si può anche dire che si è messo a disposizione) per cancellare l'onta di Super ShowDown dal curriculum e dal portfolio di un Goldberg che da uomo indistruttibile era divenuto in una notte saponetta brizzolata e spelacchiata agli occhi di tutti i fan.

Serviva qualcosa, e qualcuno, per ridargli lo smalto perduto. E chi meglio del miglior incassatore della nuova generazione? Ma c'è altro, perché ci sono mille modi di perdere un match come quello organizzato per Goldberg.

E la WWE ha scelto di affibbiare a Dolph Ziggler il più umiliante di tutti. Ci stava che Dolph cadesse dopo meno di due minuti, ma il suo urlo rabbioso e sconsolato che gli ha provocato altre due mazzate tramortenti è apparso forse fin troppo.

Soprattutto visto che è stato ripetuto l'indomani a Raw, sempre a Toronto, e al cospetto di un The Miz che negli anni e anni di sfide tra i due (che come sappiamo sono amici fraterni) era sempre stato presentato come quello più debole.

E allora il problema qual è? Che o la WWE sta davvero lavorando su un percorso di redenzione totale da parte della più vecchia stella emergente di cui dispone (e che ormai naviga verso i 15 anni da cui è una "stella emergente"), oppure qua è in atto una vera e propria rappresaglia nei confronti di un professionista e un uomo che qualche cagata in passato l'ha fatta, ma non si capisce per quanto tempo debba ancora pagare (e fino a quale costo).

Sì, lo sappiamo, quando Ziggler stava per diventare una stella vera e propria della WWE ha detto cose su gente (John Cena in particolare) che si poteva risparmiare. Ma sono passati anni, è ancora lì e le ha prese sul grugno da tutti, ogni anno sempre peggio.

Potrebbe andare via da lì, dite? Sì, forse. Ma se lui vuole stare lì, il suo lavoro lo fa bene, e che lo faccia bene è la stessa WWE che lo dimostra sistematicamente, dato che lo sceglie come sacco da boxe di chiunque abbia bisogno di una vittoria facile, per quale motivo dovrebbe andare via? In più in questi giorni sono circolate delle voci abbastanza sinistre secondo cui non è che sia esattamente così libero di andarsene.

Ma per ora teniamole in sospeso. La questione è un'altra: stiamo parlando di uno che non ha ancora compiuto quarant'anni, e che da quasi 15 ha fatto wrestling solo ed esclusivamente per la WWE: in un'epoca di voci incontrollate di gente che cambia federazioni e di indies che studiano per diventare major, non è roba da poco.

Uno così potrebbe aver fatto delle cagate, ma non va trattato come uno straccio vecchio, va premiato. Anche perché il suo lavoro lo fa alla grandissima, e al microfono sarebbe anche migliorato. Basterebbe ascoltarlo ogni tanto, quando non deve recitare dei copioni in cui l'unica cosa che fa è frignare, da quasi cinque anni.

E torniamo al discorso della memoria: qualcuno di voi guardava già la WWE nel 2014? Facilmente sì. E vi ricordate di quello che fu in grado di fare Dolph Ziggler nelle Survivor Series in cui si ritrovò praticamente da solo a contrastare Seth Rollins (con cui evidentemente sul ring si trova) e l'intera Authority? Ecco, Ziggler è quella roba là, non questa roba qua.

Questo bimbetto cresciuto male che sa solo lamentarsi è frutto di un copione, non è l'uomo dietro il personaggio. Solo che da fan di wrestling ce ne dimentichiamo. Trovare un lottatore che divida così profondamente le opinioni dei fan è molto difficile, perché la realtà è che sono molti coloro che Dolph proprio non lo sopportano.

Davvero molti. E diversi di questi sono tra coloro che esultarono quando incassò con successo la valigetta del Money in the Bank, e il motivo è presto detto: la memoria può essere più o meno corta, ma se un ricordo viene tirato troppo per le lunghe a un certo punto svanisce.

E la WWE sta, forse per scelta, facendo in modo di cancellare il ricordo di ciò che Ziggler è in grado di fare di buono. Raggiungendo il suo punto più basso proprio a SummerSlam e nel giorno che l'ha seguito, a Raw.

Dove abbiamo visto una vecchia ex stella emergente non solo umiliata: ridotta allo stato larvale. Ed è difficile capire perché arrivare a tanto, quali errori può aver compiuto quest'uomo per essere trattato così? E per quale motivo un professionista che ha dedicato quindici anni a un solo datore di lavoro deve vedere quello stesso datore di lavoro strappargli via davanti al mondo intero l'unica cosa davvero preziosa che gli era rimasta, la dignità?