Dirty Deeds - Verità scomode: la WWE ha restituito innocenza a Seth Rollins


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Dirty Deeds - Verità scomode: la WWE ha restituito innocenza a Seth Rollins

Ne avevamo parlato per mesi, a partire forse anche da prima che Seth Rollins diventasse Universal Champion a WrestleMania 35. Il suo problema infatti risaliva alla corsa verso New York e il MetLife Stadium, ed era un problema sorto forse addirittura già alla Royal Rumble: un campione (e prima ancora aspirante campione) non più in grado di attirare su di sé l'empatia del pubblico che invece era chiamato a esaltare.

Perché alla gente ha smesso di interessare Seth Rollins? Le risposte sono tante, ma alla fine possono essere riassunte in una soltanto: perché non c'è più stato un vero motivo per preoccuparsi per lui.

Da quando Brock Lesnar è scomparso senza cintura, Seth è diventato sostanzialmente un re sornione di Raw, seduto sul suo trono con la possibilità di farsi due risate, tirare occasionalmente due calci in testa al Baron Corbin di turno, e per il resto godersi la sua storia d'amore con Becky Lynch e andare in giro per il mondo a parlar bene della WWE.

E questo, signori, non è un campione face che funziona: è un campione face che inevitabilmente finisce con l'annoiare. Anche la vittoria della valigetta di Mister Money in the Bank da parte di Brock Lesnar non ha particolarmente riacceso i riflettori su un sempre più spaesato Seth, quanto piuttosto su un Brock sempre protagonista: prima da fessacchione che balla con la valigetta in questione, e quindi da ritrovato campione.

Un campione, ancor prima che "regnante, difendente e indiscusso" come ama dire Paul Heyman, "legittimo" E proprio questa è la cosa peggiore: è apparso assolutamente naturale che Brock, "heel" della situazione, strapazzasse Seth, l'eroe buono.

E se qualcuno si è infastidito per il ritorno sul trono di un campione già in passato ampiamente assenteista, nessuno ha mosso un sopracciglio per la caduta del Beastslayer, che del resto mai aveva abbattuto la Bestia in maniera pulita.

Pur essendo, lo ripetiamo, "l'eroe buono" Come fare dunque a restituire credibilità al campione caduto e ormai costretto negli scomodi panni del "The Man's Man"? La soluzione vista a Little Rock, Arkansas, nell'ultima puntata di Raw non è male: Seth stava lottando contro Dolph Ziggler senza un reale motivo (stava portando avanti una faida e una storyline non sua), quando si è palesato il campione che lo ha brutalizzato.

Stavolta, però, per davvero. Non due F-5 in croce, con il massimo dell'hardcore rappresentato dal solito tavolo dei telecronisti che va giù: un pestaggio in piena regola, "old style" se vogliamo, e che il buon Seth ha anche venduto decisamente bene, a partire dai suoi colpi di tosse strozzati, i suoi rantoli pieni di disperazione e addirittura un rigagnolo di sangue.

Perché ha funzionato? Perché finalmente la gente ha avuto un motivo per tornare a parteggiare per questo ragazzo, che obiettivamente non c'erano veri motivi per sostenere. E non ce n'erano da mesi. Un campione buono (o aspirante tale) è tale perché è mosso da qualcosa in cui la gente si possa riconoscere, o quantomeno possa riconoscere come un valore giusto, come una missione da sposare, come un ideale per sé e per chi lo circonda.

E avere un campione già arrivato, e senza più niente da dimostrare, serve davvero a poco. Specie se nel suo recente passato qualcosina di sporco c'è. Ed ecco perché ora questo nuovo, vecchio Seth Rollins potrebbe di nuovo essere sostenuto dalla gente: perché la WWE gli ha restituito quell'innocenza che era andata perduta.