EATER OF WORDS-HEEL TIFATI E FACE FISCHIATI: ECCO PERCHE’

Roman Reigns fischiato, AJ Styles osannato: la distinzione tra buoni e cattivi ha ancora senso?

by Alberto Neglia
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EATER OF WORDS-HEEL TIFATI E FACE FISCHIATI: ECCO PERCHE’

Non è mai stato un esercizio semplice: parlare di wrestling è per tanti, parlarne con senso critico necessita di una capacità analitica che non tutti posseggono, soprattutto chi lecitamente si approccia alla disciplina con la superficialità propria di un fan occasionale.

Di recente si è riaccesa una questione scottante che riguarda il wrestling e la WWE nello specifico: ha ancora senso la distinzione netta tra heel (cattivi) e face (buoni)? Tenendo conto delle dovute sfumature, le correnti principali sono due, e collidono per forza: c’è chi si accosta in modo conservatore alla questione, appoggiando la distinzione tra buoni e cattivi che negli anni ha fatto la fortuna della WWE.

E non manca chi spinge in questa direzione con un pizzico di presunzione, come se l’affacciarsi a una nuova era sia peccato. Dall’altra parte esiste chi, più o meno consapevolmente, rema contro i vecchi cliché, augurandosi una maggiore complessità nelle storyline che periodicamente la WWE ci profila.

Dopo aver menzionato le due correnti di pensiero, veniamo al dunque: perché l’opposizione face-heel, colonna portante delle storie WWE dagli albori a oggi, viene messa in discussione dai più? Il motivo è presto detto ed è da ricercare nell’evoluzione che la società circostante al wrestling ha avuto nel corso degli anni: viviamo nell’epoca di internet, dove le opinioni circolano con una forza tale, che il muro che ha sempre diviso la realtà dalla finzione è ormai in macerie.

Ed è per questo motivo che le storie che la WWE tenta di raccontarci da almeno dieci anni a questa parte non possono prescindere dallo strato di realismo che permea la società odierna. Una società fatta di sfumature, dove il grigio prevale sul bianco e sul nero, per intenderci.

E’ questo il motivo per cui il background di un campione come AJ Styles, che ha lottato in tutto il mondo facendosi un nome, non può essere cancellato oggi che è approdato in WWE. Il pubblico si schiera dalla sua parte perché conosce i suoi trascorsi e perché, nel lottato e nell’intrattenimento, è uno dei migliori.

E’ per questo che il WWE Universe rifiuta il push che la compagnia ha riservato a Roman Reigns, portentoso atleta sacrificato per la solita, vecchia, storyline: del supereroe che sconfigge i cattivi di turno, rispetto ai quali ha un aspetto gradevole e dei modi che nella quotidianità degli spettatori risultano essere estranei.

Siamo di fronte a un cambiamento epocale, iniziato da anni, ma il cui culmine è adesso: la WWE se n’è accorta ed è corsa massicciamente ai ripari. Basti dare un’occhiata al numero di personaggi ibridi che popolano i due roster, enorme rispetto ai pochi personaggi alla vecchia maniera, ancora imprigionati nelle etichette di face e heel.

La questione meriterebbe tanti di quegli approfondimenti, ma proviamo a ricorrere ad alcuni esempi che risultino significativi ai fini dell’analisi. Sembra inutile cercare una coerenza interna alle preferenze del fan, che segue la sua spontaneità da una parte e le influenze di internet dall’altra.

Un filo conduttore, però, c’è: chi riesce a distinguersi come intrattenitore di livello, nel quadrato e/o fuori, viene premiato dall’approvazione della gente. Chi non ci riesce, sebbene per demeriti non suoi, viene rigettato.

E’ una formula ormai chiara e che ricorre con frequenza. Il fattore trasgressione esiste, non bisogna negarlo: il ragionamento “io tifo tizio perché è controcorrente” è in voga, ma non è predominante.

Prendete Seth Rollins: osannato da heel e ignorato da face. Qualcuno potrebbe ricondurre questo cambiamento all’incoerenza del fan medio, ma c’è un motivo ben più accreditato. Il Rollins buono viene sostanzialmente ignorato soprattutto perché il suo turn gli ha tolto mordente e le storie in cui è stato inserito risultano man mano sempre meno interessanti.

Per lo stesso motivo, oggi, il pubblico si è schierato nuovamente contro Kevin Owens, dopo averlo sostenuto per mesi: il tradimento ai danni di Chris Jericho ha determinato l’heat per il canadese e questa è l’ennesima dimostrazione di come conti la storia che viene raccontata.

La stessa sorte di Owens potrebbe tranquillamente toccare anche a Styles in futuro, ammesso che il suo ruolo di cattivo – se si vuole risaltarlo – lo si faccia con una certa coerenza. E non mandandolo contro i controversi Reigns e Cena o un Dean Ambrose sottotono.

Infatti la sua faida contro Chris Jericho, in cui il pubblico si divide, lo conferma. Insomma, la distinzione buono-cattivo ha smesso di avere una ragione e poco importa se qualche intenditore legato alle vecchie maniere se ne rammarica o finge di non capire: stiamo assistendo a un cambiamento epocale e la WWE non è mai stata tanto in salute.

Mai. Accantonare quel dualismo così estremo non significa che la WWE si ridurrà a proporci storie prive di una trama degna, ma soltanto che smetterà di essere specchio di sé stessa e proverà a specchiare la realtà, dove non esistono buoni e cattivi.

Piuttosto, esistono prove di bontà e prove di cattiveria, persone e non personaggi, ma la pretesa di assegnare un’etichetta a ognuno, finalmente, sembra essere venuta meno.

Roman Reigns Aj Styles
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