Dirty Deeds - Verita' scomode: Cesaro, Dolph Ziggler e la sindrome di Balto

A 36 anni i due atleti hanno raccolto complimenti, ma pochissime soddisfazioni. E ora devono capire quale sia la loro reale dimensione.

by Marco Enzo Venturini
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Dirty Deeds - Verita' scomode: Cesaro, Dolph Ziggler e la sindrome di Balto

Che cosa dà la prova che il roster di una federazione di wrestling è in salute? Il fatto che ci siano in corso delle faide per il titolo assoluto interessanti, consolidate e sensate e in più che alle spalle del campione e dello sfidante ci siano storie che a loro volta funzionano.

E per funzionare devono essere come se non più interessanti di quelle principali. C'è da dire che sia a Raw che a SmackDown questa è la situazione in corso.

Già, perché nello show rosso Seth Rollins si sta sempre più costruendo un personaggio coerente nella sua rincorsa al titolo, voglia di rivalsa ed esigenza di prendersi una rivincita nei confronti della dirigenza che l'ha tradito.

Kevin Owens invece è un campione heel a tutto tondo: dà l'impressione di non essere un usurpatore del trono, ma allo stesso tempo di non meritarselo fino in fondo grazie a vari magheggi che l'hanno agevolato.

E in questo va sottolineato l'ottimo lavoro di Chris Jericho, anche migliore rispetto a quello di Triple H. Nello show blu, invece, AJ Styles ha dimostrato una volta ancora di essere di un livello superiore: guardate che match ha tirato fuori a Cleveland da Dean Ambrose e confrontatelo con le prove che nelle ultime settimane aveva dato il Lunatic Fringe.

Questo è un campione con i fiocchi e un tesoro che SmackDown deve tenersi stretto.

Ok. E dietro di loro? Dietro di loro ci sono un paio di lottatori, uno per roster, nel bel mezzo di una crisi d'identità.

Partiamo da Raw, dove Cesaro ha sfiorato la possibilità di conquistarsi finalmente il tanto atteso shot per il titolo del mondo, dopo una poderosa rimonta nella serie a sette match contro Sheamus.

Poi è arrivato Clash of Champions, il pareggio tra i due e un nuovo rinvio della questione. Cosa manca allo svizzero per spiccare definitivamente il volo verso i piani alti della WWE? Ci arriveremo tra un attimo.

Perché prima dobbiamo fare un salto a SmackDown e al segmento più intenso dell'ultima settimana.

Ancora una volta (e ormai non è più un caso) uno dei protagonisti è stato The Miz, tornato in Ohio nella sua Cleveland per celebrare un periodo veramente dorato, e interrotto da un altro "padrone di casa": Dolph Ziggler.

Lo Show Off, a differenza di Cesaro, è già stato campione del mondo: precisamente ha detenuto due volte il World Heavyweight Champion. Ma nella sua carriera è sempre mancato qualcosa.

Ziggler, infatti, è stato campione per un totale di 70 giorni: il primo titolo gli era stato assegnato "a tavolino" da Vickie Guerrero e dopo 20 minuti gli era già stato sottratto da Edge.

Il secondo era arrivato il 8 aprile 2013 incassando la valigetta del Money in the Bank ed era stato vissuto dai fan del wrestling più adulti come una vera liberazione: un ragazzo con una tecnica sopraffina e da sempre rallentato da scelte di booking assurde (era sempre stato un heel pavido ai limiti del cagasotto) finalmente ce l'aveva fatta.

Da lì si era consumato il turn face ma, il 16 giugno successivo, ecco la perdita del titolo.

Questo significa che da quasi tre anni e mezzo Ziggler insegue. Insegue, suda e non raccoglie nulla. Sì, è stato tre volte campione intercontinentale, ma era davvero quello il suo livello? La serie infinita di match che ha disputato da quel giorno e alcuni picchi davvero sontuosi (come le fin troppo citate Survivor Series 2014) suggeriscono di no.

E allora qual è il problema?

Il problema è che Dolph Ziggler non è uno scarso, ma per essere un campione completo gli è sempre mancato qualcosa. Un'aura. Una scintilla. Un respiro. Miz ha attaccato al cuore il rivale (che in realtà è un caro amico), sottolineando quante attese ci siano state nei suoi confronti e quanto poco abbia raccolto il biondo negli ultimi anni.

A questo punto Ziggler fa bene ad andare all-in: o torno a conquistare una cintura (anche quella intercontinentale manca da quasi due anni) oppure non ha più senso lottare anche tre volte a settimana raccogliendo complimenti e applausi, ma restando a mani vuote.

Situazione analoga, se non peggiore, quella di Cesaro.

Che addirittura non detiene una cintura singola in WWE da ancora più tempo rispetto a Ziggler: si parla sempre del 2013, ma si deve tornare al 15 aprile, giorno in cui perse il suo primo e a oggi unico titolo di campione degli Stati Uniti.

Quello tra l'altro era un Cesaro completamente diverso da quello odierno: altezzoso, arrogante, addirittura accompagnato ancora dalla dimenticabile Aksana. Quante volte abbiamo sentito dire da allora che lo svizzero merita di entrare nel giro titolato? Tante.

Quante volte è successo? Nessuna. Mentre il suo avversario Sheamus è stato campione del mondo quattro volte. E stiamo parlando di un atleta senz'altro capace, ma che non vale più di Cesaro in assoluto. Ma che nel corso della carriera ha dimostrato che quella scintilla, quell'aura, quel respiro li ha.

O li ha avuti.

Ziggler e Cesaro sono nati nel 1980 e significa che sono nell'anno dei 36 (lo svizzero ancora deve compierli). Ma ancora non hanno capito cosa faranno da grandi. O addirittura chi veramente siano. E' come se soffrissero della sindrome di Balto, che non era cane e non era lupo, ma sapeva solo cosa non era.

I due sanno di non essere tappezzeria, ma devono capire se sono dei campioni.

E devono capirlo in fretta, perché il tempo stringe. E quello di Ziggler potrebbe addirittura finire in quel di No Mercy...

Dolph Ziggler
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