Dirty Deeds - Verita' scomode: WWE, qualche proposito per l'anno nuovo



by MARCO ENZO VENTURINI

Dirty Deeds - Verita' scomode: WWE, qualche proposito per l'anno nuovo
Dirty Deeds - Verita' scomode: WWE, qualche proposito per l'anno nuovo

Termina il 2015 e tocca fare un bilancio di un anno che nasceva sotto buone premesse ed è finito nel peggiore dei modi, o quasi.

Le Survivor Series del 2014, infatti, avevano consegnato al pubblico un discreto livello di lotte e di storylines, con un campione di altissimo livello (Brock Lesnar), un buon compromesso tra lottatori esperti e volti nuovi in ascesa, con dei cattivi definiti come da anni non si vedevano (l'Authority) e almeno tre lottatori giovani pronti ad esplodere nel main eventing: Dolph Ziggler, Seth Rollins, Dean Ambrose.

In più c'erano anche un atleta dal fantastico bagaglio tecnico (Cesaro) e un big guy che dopo tanti tentativi a vuoto stava faticosamente diventando credibile (Ryback). Tante buone premesse, come detto.

E invece il 2015 è stato tra i peggiori anni della storia della WWE.

Roman Reigns è stato suo malgrado distrutto da scelte di booking disastrose, Seth Rollins è diventato campione ma gli è stata cucita addosso una gimmick terribile, che l'Architetto ha portato avanti con bravura e professionalità ma che di fatto ha distrutto per lungo tempo la sua reputazione (che solo l'infortunio gli ha permesso di recuperare).

E' stato un anno di tanti, gravi infortuni, del quasi ritiro di Daniel Bryan, del certo addio di CM Punk, del praticamente definitivo flop di Dolph Ziggler, della mancata esplosione di Bray Wyatt (arriverà mai?) e Dean Ambrose (no, non arriverà mai).

E' stato un anno in cui la cintura di campione degli Stati Uniti si è presa diversi main event a danno di quella di campione assoluto, solo perché a detenerla era John Cena. E' stato un anno in cui, poi, abbiamo definitivamente salutato l'incoronazione a campione di Roman Reigns, praticamente una versione 2.0 di John Cena già pronta per il presente e il futuro.

Basti vedere cosa è successo nell'ultima puntata dell'anno di Raw, con il pubblico di Brooklyn che ha ben pensato di ributtare a Cena la propria sgargiante maglietta a pochi istanti dal suo ritorno sul ring (dopo settimane d'assenza).

Il finale della puntata? John Cena attaccato dai quattro principali cattivi del momento, ma che comunque resiste. Poi l'arrivo degli ormai insopportabili Usos, poi quello di Roman Reigns che a sua volta fa piazza pulita.

Basta.

Era giusto concludere l'anno con qualcosa che rispecchiasse il suo complessivo andamento, ma basta.

Le potenzialità e gli uomini per sovvertire questo difficile periodo e soprattutto il disamoramento della gente ci sono.

Basti fare un passo indietro di meno di una settimana e vedere il match per la cintura intercontinentale di SmackDown tra Ambrose, Ziggler e Kevin Owens. Ora serve coraggio. Certo, il momento della difficoltà è forse quello peggiore per correre rischi, ma la WWE deve capire che non di soli bambini è fatto il suo pubblico.

E se il supereroe fa vendere magliette, bisogna sempre tener conto che qualcuno quelle magliette le compra. E sono le stesse persone che, in linea di massima, avvicinano le nuove generazioni al wrestling. Un wrestling che, almeno in casa WWE, sembra stare perdendo completamente la propria identità, se è vero che ognuno dei principali buoni è odiato dalla gente, ogni cattivo è tendenzialmente tifato (Brock Lesnar l'hanno turnato, impossibile farlo con i Wyatt, il New Day ha sempre il tifo contro rispetto a come dovrebbe essere), gente dimenticata in fondo al roster come Heath Slater (classificatosi nono nella classifica della Superstar dell'anno) o Zack Ryder (tifatissimo quando è comparso a MizTv) ottiene ovazioni che i campioni possono solo sognarsi.

Sono tutti segnali.

Segnali che tra l'altro trovano conferme tangibili nei ratings settimanali. E che in WWE non possono più ignorare.

Il 2015 è finito, ora la speranza è che si costruiscano le basi per un 2016 migliore. Sapendo che fare peggio sarà difficile.