Dirty Deeds - Verita' scomode: l'urlo di Philadelphia e' la vera vittoria di Roman Reigns



by MARCO ENZO VENTURINI

Dirty Deeds - Verita' scomode: l'urlo di Philadelphia e' la vera vittoria di Roman Reigns
Dirty Deeds - Verita' scomode: l'urlo di Philadelphia e' la vera vittoria di Roman Reigns

Finiti ormai i tempi dello "Spoiler Alert" per quanto avvenuto lunedì notte a Raw (e che ora si concentrano su Star Wars, a proposito, chi vi scrive ne è rimasto vittima e si è visto raccontare il finale dell'Episodio VII prima di andare al cinema...

ma si vendicherà), finalmente è giunto il momento di commentare quanto successo a Philadelphia. La città dei sogni e degli incubi di Roman Reigns. Ma ciò che la metropoli della Pennsylvania tolse all'Ariete nella notte della Royal Rumble (vittoria della Rissa Reale a parte), è stato restituito nella notte successiva a TLC, ossia quando praticamente la rincorsa iridata di Roman sembrava essersi definitivamente interrotta.

Il fatto veramente interessante non è che sia di nuovo cambiato il campione del mondo dei pesi massimi WWE, ma quello che è successo al Wells Fargo Center undici mesi dopo il disastro della Royal Rumble.

Da tempo immemore Roman Reigns è contestato da tutti, e nella notte che gli ha consegnato il titolo la gente ha iniziato la puntata cantando "Thank you, Roman". E alla fine a sorpresa ha addirittura salutato il suo successo con una festa popolare.

Ed era la stessa città che stava per demolirlo di insulti al momento dell'eliminazione di Rusev che diede il via alla sua corsa al titolo.

Cosa è cambiato da allora? Che la WWE sembra aver capito che il cugino di The Rock non è The Rock.

E non lo sarà mai. I tentativi di farne un eroe buono, carismatico, spiritoso e padrone del microfono sono naufragati miserabilmente. Ricordate quel disastroso Roman che cercava di raccontare fiabe o parabole a un pubblico quantomeno basito?

La verità è che Roman Reigns ai tempi dello Shield era amato.

Anche se tanti oggi non lo vogliono ammettere. Ed era amato perché era grosso, implacabile e aveva l'aura dell'uomo duro. Tanto c'era chi parlava al posto suo e costruiva gli angle: Dean Ambrose (soprattutto) e Seth Rollins (esploso negli ultimi mesi dello Shield).

Il suo cambio di attitudine ha rischiato di rovinargli una carriera da star praticamente già scritta.

Finalmente, anche se con parecchio ritardo, la WWE se n'è accorta e gli ha restituito brutalità. Una scelta che, guarda caso, ha pagato subito.

Roman si è ribellato a Triple H, e lo ha demolito. Ha affrontato a muso duro Vince McMahon. Poi ha accettato la sua sfida e l'ha vinta, forse mettendo anche la parola fine allo stint dello Sheamus mohicano (non certo memorabile, ma l'irlandese forse meritava un trattamento migliore).

Ora la strada è finalmente e imprevedibilmente spianata.

Resta solo una cosa da fare a chi comanda a Stamford: non rendere il nuovo campione un Superman che vince sempre, ovunque e comunque. La gente che ha finalmente iniziato a supportarlo non lo sopporterebbe. SmackDown non ha dato un'indicazione consolante, da questo punto di vista. Ma c'è un intero 2016 per rimediare...

Roman Reigns