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Chris Benoit e 50 candeline mai accese

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by Marco Enzo Venturini

Oggi sarebbe stato il compleanno di un grande campione. E invece è un giorno ammantato da tristi pensieri e tragici ricordi.

Ci sarebbe potuta essere una torta con 50 candeline. L'unica cosa che c'è davvero, invece, è un semplice pensiero. Un po' nostalgico. E che se possibile giunge anche con un senso di colpa di fondo. E' giusto dedicarglielo? La domanda è delicata, perché è l'argomento ad essere delicatissimo.

Infatti l'argomento è il compleanno di Chris Benoit. Christopher Michael Benoit è infatti nato il 21 maggio 1967 e, se le cose fossero andate in altro modo, oggi starebbe spegnendo 50 candeline su una torta che magari avrebbe potuto condividere con la moglie Nancy e con il piccolo Daniel.

Chissà, forse nella loro casa di Fayetteville in Georgia. La stessa che da nido familiare si è trasformata in tomba, in quel tragico, disgraziato weekend terminato il 25 giugno 2007. Il giorno in cui le forze dell'ordine ritrovarono i loro tre corpi privi di vita.

Il giorno che coincise con la straziante scomparsa di un'intera famiglia (Chris aveva altri due figli, David e Megan, avuti con la precedente moglie Martina). Ma anche il giorno che coincise con il termine di una certa epoca del wrestling tutto.

Che era stato una cosa fino a quel momento e si risvegliò il giorno dopo riscoprendosi una cosa diversa. La stessa WWE non riuscì mai più a guardarsi allo specchio come aveva sempre fatto. E i motivi sono legati a ciò che era successo nel cervello di Chris Benoit, uno dei campioni più riconosciuti e riconoscibili della disciplina.

Un vero asso della tecnica. Un uomo serio, dedito al lavoro, sensibile e legatissimo alle persone più importanti della sua vita. Che in pochi giorni si è tramutato in un mostro. E nel simbolo del wrestling sinonimo del male per i suoi detrattori (che in quei giorni si moltiplicarono).

Tutto è stato detto a partire da allora su cosa è successo a Chris Benoit: il suo cuore grande tre volte più del normale, il ritrovamento degli steroidi, gli effetti dei tanti traumi cranici subiti in carriera, le visite mediche secondo cui il suo cervello era ridotto come quello di un novantenne malato di Alzheimer, la malattia di Daniel che doveva assumere ormoni per contrastare la sindrome della X fragile.

Tutte confermate e alcune smentite nel corso di questi dieci anni. Ciò che è certo e comprovato è che Chris Benoit ha ucciso (anche barbaramente) il figlio e la moglie per poi togliersi la vita. Lo ha fatto nell'arco di più giorni e con la consapevolezza che stava per diventare campione ECW (dopo essere già stato campione WCW e campione del mondo dei pesi massimi in WWE).

E che purtroppo, in un modo o nell'altro, a consumare la sua ragione ha quantomeno contribuito la stessa passione che aveva alimentato per tutta la sua vita. Chris Benoit è rimasto nei cuori di molti, appassionati e colleghi (a partire da un altro mostro di tecnica come Kurt Angle), confusi quando si trovano a dover fare i conti con i fatti di cronaca che hanno chiuso la sua esperienza terrena.

Perché tutti coloro che l'hanno conosciuto sono disposti a giurare che Chris era un uomo buono, con un cuore enorme e una sconfinata passione per la lotta professionistica. Un uomo che ha dato vita ad alcuni dei momenti più intensi della storia del wrestling, dei match più memorabili e anche di qualche istante commovente.

A partire dalla conquista del titolo a WrestleMania XX, con l'abbraccio dell'amico Eddie Guerrero (che a sua volta stava andando incontro a un destino tremendo) e la coccola al centro del ring al piccolo Daniel. La stessa giovane vita che avrebbe terminato con le sue stesse mani.

Chris Benoit a trent'anni era un esordiente in WCW e battagliava con Kevin Sullivan. L'ex marito proprio di Nancy, futura moglie di Chris Benoit. A quarant'anni Chris Benoit aveva appena perso a vantaggio di MVP il titolo di campione degli Stati Uniti (Judgement Day si tenne il 20 maggio).

L'ultimo titolo della sua carriera, che solo due anni prima lo vedeva in cima a tutto. In quei giorni certamente i suoi mali lo stavano già consumando. E anzi, erano quasi arrivati all'epilogo. Ciò che tutti quanti avremmo voluto sarebbe stato vederlo festeggiare anche questi cinquant'anni.

Magari ripensando a quella Royal Rumble vinta da primo entrante. A quei match con Orlando Jordan battuto in 26, 24, 23 secondi. Ai tempi della coppia con Kurt Angle, con Edge & Rey Mysterio come avversari fissi. Alle scorribande con Eddie Guerrero e Dean Malenko.

I Three Amigos. La vita ha fatto in modo che tutto questo non fosse possibile. E oggi che Chris avrebbe compiuto 50 anni, in qualche modo, ci sentiamo tutti un po' meno innocenti. .

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