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Bray Wyatt lo ha ammesso: la Royal Rumble non vale piu' il main event di WrestleMania

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by Marco Enzo Venturini

Il campione WWE ha inconsapevolmente rivelato che lui e Randy Orton non chiuderanno la notte di Orlando. Ecco come si è arrivati a questa situazione.

Bray Wyatt contro Randy Orton non sarà il main event di WrestleMania. A confermarlo è stato proprio l'attuale campione WWE, che lo ha rivelato quasi inavvertitamente nel corso di un'intervista rilasciata al sito americano 'SI.com'.

"Se io fossi nei panni di Brock Lesnar e Goldberg non sarei contento di salire sul ring di WrestleMania dopo me e Randy Orton - ha infatti rivelato l'Eater of Worlds -.

Se devo provare a ragionare dal loro punto di vista, l'idea di combattere dopo un match come quello che faremo noi non mi andrebbe nemmeno un po', davvero".

Questo dato va a confermare qualcosa che già abbiamo avuto modo di vedere da qualche anno a questa parte.

Storicamente, infatti, il vincitore della Royal Rumble conquista la possibilità di combattere nel main event di WrestleMania. Da quando ci fu la Brand Extension del 2002, ossia i titoli di campione del mondo in WWE divennero due, la regola cambiò leggermente ma non in maniera sostanziale.

In quell'anno, infatti, il General Manager di Raw Eric Bischoff riuscì a riottenere la Big Gold Belt, cintura che era stata il simbolo del campione del mondo WCW (show che era stato di sua proprietà) e che era stata inglobata nel titolo di campione WWF dando vita al WWF Indisputed Title.

Nacque così il World Heavyweight Championship, che fu detenuto per la prima volta in WWE da Triple H, eletto campione d'ufficio.

Tutto questo scompaginò le carte anche per la Royal Rumble, soprattutto dopo la divisione dei roster: chi si aggiudicava la rissa a 30 uomini, infatti, poteva decidere anche di sfidare il campione dell'altro show, in pratica autodraftandosi.

Accadde ad esempio nel 2004, quando Chris Benoit decise di abbandonare uno SmackDown dove non era riuscito a diventare campione e si infilò nella memorabile faida di Raw tra Triple H e Shawn Michaels strappando la cintura proprio dalla vita di The Game.

In ogni caso il match "deciso" dal vincitore della Royal Rumble continuava a valere il main event di WrestleMania, se con questa accezione intendiamo non solo l'incontro più importante, ma anche quello che chiude lo show.

Da anni, però, non è più così. La WWE degli ultimi tempi ama promuovere delle grandi notti di wrestling dichiarando che presentano diversi main event (due, a volte addirittura tre o quattro). In questo modo, però, il vero senso del termine "main event" è andato un po' sfumando.

Tutti ricordano come Sheamus, vincitore della Royal Rumble del 2012, esercitò la sua clausola di un match per il titolo del mondo: andò a sfidare Daniel Bryan a WrestleMania XXVIII e lo battè in soli 18 secondi.

Quell'incontro, però, non solo non chiuse la notte di Miami, ma addirittura la aprì. In altri termini: la WrestleMania di colui che avrebbe dovuto combattere nel match conclusivo terminò soli 18 secondi dopo l'inizio dello show.

Per la cronaca il "vero" main event di quella WrestleMania fu The Rock vs John Cena, non valido nemmeno per l'altro titolo del mondo, quello di WWE Champion (difeso con successo da CM Punk dall'assalto di Chris Jericho).

Se, come sembra sempre più sicuro, il main event di WrestleMania 33 sarà Goldberg vs Brock Lesnar, valido per il WWE Universal Championship, arriverà un'ulteriore conferma a quanto sembra ormai assodato: la Royal Rumble non vale più l'incontro cardine dello show più importante dell'anno.

E Bray Wyatt, che sembra averlo già candidamente accettato, e soprattutto il vincitore della rissa Randy Orton dovranno farsene una ragione.

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