APRON RING

Focus on: ritorni e generazioni a confronto

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by Federico Gatto

Preferirei che le gesta del passato venissero dimenticate piuttosto che riesumate a forza e sporcate

Wrestlemania VIII. Ultimate Warrior ritorna e l'arena si unisce in un tripudio di urla e cori. Aiuta Hulk Hogan a sconfiggere i cattivoni di turno Sid e Papa Shango. La torcia è stata passata ed ora la federazione ha un nuovo idolo, un nuovo riferimento.

La torcia vivrà invece di una debole fiamma estinta presto dai problemi contrattuali del Guerriero. Ma la serata è stata magica, quello spettacolo da one night only. Intenso, ma breve. Febbraio 2002, No Way Out. L'impossibile accade.

Non solo il simbolo per eccellenza ritorna in WWE dopo anni di lavoro per la diretta ed accanita concorrenza, ma porta addirittura a Stamford la fazione pilastro della defunta WcW: il New World Order. Il ritorno di Hollywood Hogan è una lama a doppio taglio; tra i lati positivi le ottime contese con talenti eccezionali dell'epoca, sfociati oltretutto nella conquista del titolo mondiale; tra le pecche impossibile non menzionare la parabola discendente della nWo finita presto nel dimenticatoio e quell'assurda stravaganza di Mister America.

Bicchiere mezzo pieno. Estate 2002. Nell'aria c'è il ritorno sul ring dell'icona degli anni 90, il ragazzo spezzacuori; ritorna finalmente a Summerslam e da vita a uno dei tanti sanguinosi incontri che avranno luogo da li al 2005 contro il suo ex compare ed ora acerrimo rivale Triple H.

Da li al ritiro, il palmares si arricchisce di poco sulla carta (un titolo mondiale tenuto per nemmeno due mesi e due titoli di coppia dal 2002 al 2010), ma nella memoria dei fan rimarranno scolpiti incontri indimenticabili che ora mancano disperatamente.

Icona indiscussa. 2 Aprile 2012. Wrestlemania viene archiviata ma proseguono le preoccupazioni per John Cena, che la sera precedente si era ritrovato schienato dalla nemesi The Rock ed ora si trova davanti un colosso ancora più duro: quel Brock Lesnar che i fan chiedevano a gran voce da ormai otto anni.

Visibilio del pubblico, fantawrestling allo stato puro che si concretizza. Anni di indiscutibile dominio e seconda parentesi in WWE innegabilmente valida per la bestia di Minneapolis. La folla avrà per molto il suo gladiatore.

Survivor Series 2016. Dopo tanti promo e tante provocazioni lanciate al rivale Lesnar, succede l'impossibile: Goldberg torna sul ring. Un sogno irrealizzabile per chiunque si tramuta velocemente nell'incubo improbabile per tutti: fallimento misero, ritorno per copertine e cuori nostalgici.

Lottato pessimo, cintura mondiale honoris causa. Delusione, entusiasmo smorzato nel peggiore dei modi. Prima o poi qualcuno tra Kurt Angle, The Rock, Triple H o magari nomi persino più improbabili (azzardo Undertaker, Daniel Bryan e Cm Punk) tornerà in WWE facendo pulsare quel cuore che suona a ritmo di campanella di ogni fan di wrestling.

Bisogna quindi ancora sperare nei ritorni dei nostri eroi del passato? Non si dovrebbe, per diffidenza, ma lo si deve fare per speranza. Lo dobbiamo alla nostra infanzia. .

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