APRON RING

2014 Odissea Nello Universe

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by Federico Gatto

Ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la WWE attuale

Alcuni anni rimarranno impressi nella mente dei fan di ogni generazione per momenti fondamentali che hanno scritto la storia del wrestling. Chi dimenticherà mai la mitica Hulkamania dei gloriosi anni 80 (fenomeno che trascese il semplice tifo di nicchia).

Chi lo seguiva negli anni novanta non dimenticherà mai il 1998, Mike Tyson che colpisce Shawn Michaels dando inizio della mitica era Attitude che determinò il sorpasso decisivo della WWE sui concorrenti della WCW.

O il 1990 con il debutto della gimmick più riuscita di sempre: The Undertaker. Passando poi per il mitico 1997 e la serata di Montreal, che avrebbe delineato le gerarchie (e le simpatie) della federazione negli anni seguenti.

Ogni anno si verificano diversi avvenimenti meritevoli di attenzione, positiva o negativa. Potremmo inoltre proseguire negli anni duemila con la clamorosa acquisizione della concorrenza da parte del Chairman Vince o la storica presentazione di Eric Bischoff come general manager di Raw.

Passando magari per il disastroso 2007 che ha dato inizio all'era PG. Lati positivi e negativi, spesso memorabili. Ma quale, tra gli anni più recenti, ha lasciato un segno indelebile le cui conseguenze influenzano tuttora le dinamiche della WWE? Il 2014.

Aka il peggior anno nella storia del wrestling come sport spettacolo, ma il più significativo dal 2010. Abbiamo imparato una miriade di cose da questa fallimentare ma istruttiva annata. Il 2014 è stato necessario per farci capire in un modo forse brusco ma necessario che il futuro va abbracciato con coraggio e volontà di cambiamento, perchè gli umani invecchiano e si logorano purtroppo.

E in questo caso sono atleti. Il peso degli anni è inevitabile. Tutto ciò che sarebbe dovuto accadere è accaduto, ma è stato inaspettatamente deludente e a volte inaspettato. Batista ritorna. Boato immenso e calda accoglienza.

Dopo due settimane sarà fischiato. Dopo un mese odiato. Royal Rumble regalata per riverenza di ciò che fu. Dopo circa quattro mesi verrà cacciato con indifferenza dalla federazione dopo essersi meritato dal pubblico il soprannome "Bootista".

Personaggio scaduto e forma fisica imbarazzante. Fallimento totale, peggiorato dalla reunion di una stable come l'Evolution che ritorna senza scopo valido se non quello di lanciare lo Shield. Già, lo Shield. Che si scioglie all'apice della popolarità.

Serviva una scossa dopo il tonfo Bootista. Ed ecco che quella che si prospettava come una squadra eccellente diventa l'occasione di successo per tre ottimi solisti. Trovata obbligata ma azzeccata. Contro il favore del pubblico, vengono creati tre personaggi che avranno l'attenzione e il rilievo maggiore negli anni a venire.

Poi qualcuno comincia ad ascoltarlo, il pubblico. E cambiano i programmi: Daniel Bryan si trasforma da sfortunato anatraccolo in volto della compagnia, trovando consensi come lottatore e superstar vincendo il titolo mondiale nel main event di Wrestlemania.

Si infrangerà presto questo sogno. E terminerà una delle carriere dal maggiore potenziale del decennio. Una leggenda sfiorata. Oggi a vederlo con i capelli corti e la cravatta sembrano passati dieci anni. Un'altra leggenda, invece, muore.

Come personaggio non fraintendetemi. Il sacro fuoco del becchino indistruttibile che incute timore a tutti, si spegne. La Streak va in fumo. La realtà ci colpisce nello stomaco. Gli uomini sono carne e ossa, niente personaggi.

Undertaker si ritirerà nel 2017 ma quell'anno finisce di essere il Phenom, la creatura dell'oltretomba. Niente lieto fine. Lieto fine auspicato da tutti, la risoluzione della trattativa con CM Punk. Sarà magari una storyline momentanea, figuriamoci.

Invece no, se ne va. Accordi e contratti, ecco cosa c'è dietro le quinte. Sul ring la magia del tifo scatena emozioni indescrivibili ma negli uffici queste emozioni lasciano spazio alla burocrazia. Come Bret Hart prima di lui, CM Punk lascia il circo che lo ha consacrato per anni come attrazione principale.

E l'attrazione principale rimane quel John Cena, che però subisce venti suplex e consegna al lottatore, al combattente, Brock Lesnar le cinture che di solito appartengono alle superstar amate dai bambini. Brusco risveglio.

"Reality Era", disse Triple H. E aveva fin troppo ragione. .

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