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Dirty Deeds - Verita' scomode: Roman Reigns e' il wrestler dell'anno Tremila

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by Marco Enzo Venturini

Che cos'è il wrestling? Partendo da questa domanda scopriamo che il Mastino è tutt'altro che sorpassato. Anzi, ha completato una vera rivoluzione.

Per una settimana all'anno il wrestling si guadagna le attenzioni di tutto il mondo, che si ritrova a leggere notizie e dati di una disciplina amatissima dai suoi fan, ma perlopiù ignorata (se non bistrattata) da chi poco la mastica.

E' la settimana di WrestleMania, che proprio in queste ore ci stiamo mettendo alle spalle. E questo deve farci nascere una domanda.

Che cos'è il wrestling?

Se lo cercate sul dizionario Treccani troverete questa definizione: "Genere di lotta, derivato dalla lotta libera ma molto più violento e privo di restrizioni e regolamenti ufficiali (in teoria non esistono colpi proibiti se non quelli che possono mettere in pericolo la vita di uno dei combattenti), sviluppatosi specialmente negli Stati Uniti dove ha grande diffusione e successo, come forma di spettacolo priva di finalità agonistiche e per lo più legata a interessi commerciali e pubblicitarî".

Una definizione prettamente da dizionario, che non nasconde del tutto una certa diffidenza che chiunque non frequenti questo mondo nutre nei confronti di un "genere di lotta", "violento" ma che rappresenta una "forma di spettacolo" oltretutto legata a "interessi commerciali".

Tanto è riassunto. Tantissimo è omesso. E tocca a noi che lo amiamo spiegare a chi poco ne sa in cosa consiste il wrestling.

Il wrestling è una disciplina che mette insieme il combattimento e la narrazione di storie che tengono collegati i suoi protagonisti tra loro, e questi ultimi al pubblico che li segue.

Ha vissuto tantissime evoluzioni da quando era un semplice intrattenimento per gli americani che accorrevano alle fiere di paese, tifando per un atleta locale che quasi sempre se la vedeva con un forestiero. Non c'era predeterminazione e il tutto era più statico e meno spettacolare di oggi.

In pratica, non essendoci uno stile di lotta univoco da adottare, per lo più erano dure e semplici mazzate alternate a rudimentali prese di sottomissione. Poi lo spettacolo si è affinato fino a diventare quello che è oggi.

Con alcune tappe fondamentali.

Tra gli anni '70 e gli anni '80 il wrestling divenne sempre più spettacolare grazie alla famiglia McMahon, che ha costruito l'impero oggi noto come WWE e che ha assunto lottatori che sono diventati professionisti: si allenano tutto l'anno per regalare al pubblico mosse sempre più emozionanti e avvincenti, costruire storie, avere un loro personaggio che diventa una sorta di loro alter ego quando combattono.

Di fatto, da spettacolo fieristico, il wrestling divenne qualcosa a metà tra lotta e teatro, con personaggi fortemente caratterizzati e le prime storyline in cui c'era un cattivo che doveva essere sconfitto dal buono (il primo, per antonomasia, fu Hulk Hogan).

Poi arrivò il 19 maggio 1996 e il Madison Square Garden Incident: due supercattivi (Triple H e Diesel) abbracciarono davanti al pubblico di New York due superbuoni (Shawn Michaels e Scott Hall).

Quel giorno la gente capì che gli odi inscenati dagli eroi del ring non erano reali. La compagnia era formata da professionisti che avevano una vita normale e che a seconda del copione dovevano interpretare un certo ruolo piuttosto che un altro.

Il pubblico perse letteralmente la testa.

Altra data fondamentale fu il 9 novembre 1997, ossia il giorno dello Screwjob di Montreal. La storia è lunga e nota, per riassumerla diciamo che la WWF non era riuscita a trovare un accordo per far finire il match titolato tra Shawn Michaels e Bret Hart.

Quest'ultimo doveva lasciare la federazione per andare in WCW e si era fatto garantire che non avrebbe perso il titolo di campione WWF nel suo Canada e contro HBK. Vince McMahon gli promise di sì, poi fece in modo che l'arbitro Earl Hebner desse un esito diverso all'incontro, perso da Bret nonostante non fosse stato realmente sconfitto.

Bret si infuriò, il pubblico capì e se la prese con Vince McMahon. Che però sfruttò il caos a suo vantaggio trasformandosi dal capo della compagnia, noto anche per essere un telecronista di lungo corso, in Mister McMahon.

Se oggi tutte le federazioni del mondo presentano un capo malvagio che prende di mira i buoni di turno, beh, hanno tratto ispirazione da quell'episodio.

E arriviamo ai giorni nostri.

Da quel giorno di vent'anni fa il wrestling e la WWE in particolare non hanno mai cambiato veramente impostazione.

Lo schema è: c'è un buono, c'è un cattivo, il cattivo si fa odiare dal pubblico, all'inizio vince, poi il buono si riprende, sconfigge il suo avversario e il pubblico esplode di gioia. Lasciamo perdere Ere Attitude, PG eccetera.

Gratta gratta lo schema è questo.

Il cattivo deve perdere per mano del buono per far contenta la gente che paga.

Quello che abbiamo visto a WrestleMania 34 e soprattutto il giorno dopo, sul ring di Raw di Orlando, ha stravolto per sempre questo schema.

Roman Reigns, per mille motivi, è il nuovo eroe della WWE.

Uomo di punta, volto di copertina, atleta intorno a cui far ruotare l'azienda oggi, domani e dopodomani. Attira attenzioni, vende merchandising, conquista i discorsi della gente come nessun suo coetaneo è in grado di fare.

Gli ultimi giovani in grado di intaccare lo status degli intoccabili di sempre (Hogan, The Rock, Kurt Angle, Steve Austin, Undertaker, Shawn Michaels, Triple H, Goldberg per intenderci) sono stati Brock Lesnar, John Cena e poi CM Punk e Daniel Bryan.

Solo quest'ultimo è nato negli anni '80. Chiaro che serva un ricambio generazionale. Quel ricambio generazionale è Roman Reigns.

Ma, sempre per mille motivi, i fan di vecchia data del wrestling questo Roman Reigns proprio non lo digeriscono.

E' piatto, poco tecnico, poco carismatico, poco espressivo e poco incisivo. Ma la WWE ha visto che è lui l'unico giovane che riesce davvero a smuovere le masse. In un modo o nell'altro.

Il modo è quello di farsi insultare.

E allora tutti dicono: perché la WWE non lo rende cattivo? Ha in mano un atleta tanto odiato, da cattivo sarebbe perfetto.

E invece no. Perché la WWE è andata oltre. Decidendo di far compiere al wrestling un nuovo passo storico.

Il personaggio Roman Reigns, per tutto quello che rappresenta, non può essere cattivo.

I suoi valori sono quelli dell'eroe. E allora, proprio quando sembrava che la baracca stesse crollando cioè sul ring di Raw di Orlando, la WWE ha compiuto il suo capolavoro.

Non riuscite a capire il personaggio Roman Reigns? La colpa è vostra.

Perché è questa la disciplina di cui siete tifosi. E quindi non è lui a dover diventare cattivo, a dover fare il turn heel. Di fatto, continuando a massacrarlo, a diventare heel sono diventati per la prima volta nella storia i tifosi stessi.

Perché questo è il giochino.

Si combatte, si raccontano storie. E le storie sono chiare. Se si segue il wrestling bisogna sostenere fino in fondo il buono, che alla fine batte il cattivo. Da che mondo è mondo, è questo il finale di ogni storia che vale la pena raccontare.

A vincere, alla fine, è il buono.

Si sa. Lo si è sempre saputo.

E se si decide di abbandonare il buono (Roman Reigns, ma anche tanti altri) non è lui a dover cambiare. Ma è la platea che è in preda a un cortocircuito. E siamo pronti a scommettere che la WWE abbia capito la portata dei 15 minuti di insulti vomitati a Roman dalla gente di Orlando.

E che non cambierà mai strada. Non più.

Perché il cattivo non è questo Roman, ma chi non lo capisce. E a completare il turn heel, senza nemmeno rendersene conto, è stato il WWE Universe.

Lo stesso che le arene le riempie comunque, i biglietti li compra e il tifo lo fa. Vestendo però i panni dei cattivi, che nel wrestling non sono mai mancati. Anche se ora sono del tutto nuovi.

Con buona pace di chi sostiene che un personaggio come Roman Reigns sia sorpassato, più simile a quelli degli anni '80 che a quelli del nuovo millennio.

E' esattamente il contrario.

Roman Reigns è il wrestler dell'anno Tremila. Perché è stato quello che, per la prima volta nella storia, è riuscito in quello che nessuno aveva fatto mai.

Ha cambiato la faccia al pubblico. .

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