APRON RING

EATER OF WORDS- ALLARME WWE: STATE ROVINANDO BRAY WYATT

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by Alberto Neglia

Il capo della Family non è mai stato così vicino al declino.

Si stava meglio quando si stava peggio. Tale massima abbraccia perfettamente la situazione che Bray Wyatt vive attualmente in WWE.
Prima di partire con l'analisi dei recenti fatti che hanno riguardato l'Eater of Worlds (da cui questa rubrica, con un gioco di parole, prende il nome), è importante fare una premessa: questo non sarà il solito commento di un fan che trova ingiusta la mancata consacrazione del proprio wrestler preferito.

O forse sì. Analizziamo la gestione di Wyatt dal draft a Smackdown Live fino a oggi, da una settimana circa privato del suo titolo WWE a Wrestlemania. In sommi capi, riassumiamo il suo percorso in 10 punti. 1) Viene draftato a Smackdown Live e, pronti via, perde il match di qualificazione come primo sfidante al titolo detenuto da Dean Ambrose.

2) Non appare a Summerslam. 3) Intraprende una faida con Randy Orton all'improvviso, senza una ragione (ma questo è il copione di Bray dal 2014 a oggi). 4) Orton si infortuna e a Backlash affronta Kane, perdendo.

5) A No Mercy affronta Orton, vincendo grazie all'interferenza di Luke Harper. 6) Si allea con Randy Orton, arrivando nel finale della Rumble (dove trionferà il suo alleato). 7) Vince il titolo mondiale nell'Elimination Chamber e due sere dopo si impone in un triple threat match che vede coinvolti pure AJ Styles e John Cena, schienando quest'ultimo.

8) Da allora appare di rado sul ring. In un segmento, Orton gli brucia casa e sorella. E lui sembra vicino a un turn face. 9) Susseguono segmenti più o meno sensati, conditi di trash qua e là e Bray torna completamente heel, con dei promo al limite dell'assurdo.

10) A Wrestlemania, in uno dei peggiori match di Orlando, perde in maniera pulita contro Randy Orton, nonostante le precedenti settimane millantasse di essere un Dio. La morale? State rovinando Bray Wyatt.

State, al plurale, perché il problema fondamentale è nella gestione che la compagnia gli riserva. Certo, lui non è esente da colpe: la tenuta fisica è sempre più critica e, a parte un recente picco, le prestazioni sono sottotono.

La soluzione? Difficile suggerirla. Sicuramente il più recente stint fa capire come la WWE abbia virato su un certo tipo di personaggio: il cattivone coi superpoteri (li vedessimo, questi poteri) e il match con stipulazione horror contro Orton lo conferma.
L'esperimento sembrava funzionare, ma chi l'ha preceduto in queste vesti (Undertaker) ha potuto farlo perché spinto dal booking team come un vincente seriale, non occasionale.

Se perdi, non puoi proclamarti Dio. Quindi pensare di proporre un personaggio simile nel 2017 sembra un azzardo. Era meglio prima, quando si stava peggio. Quando Bray non aveva bisogno di superpoteri per incutere timore agli avversari: era armato della sola psicologia, l'arma più pericolosa per una mente instabile come la sua.


Non servono vermi, cimici e ceneri (a proposito, complimenti per il disturbante sfondo macabro nei promo) per fare di un heel un heel temibile. E infatti il confronto con Orton (che non l'ha mai temuto) ha finito per ridicolizzare Bray Wyatt, che esce completamente distrutto da una faida per certi versi incoraggiante.

Giocando ulteriormente su una delle sue frasi topiche, a Bray consiglierei soltanto una cosa: RUN! .

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