APRON RING

Dirty Deeds - Verita' scomode: quanto conta un'emozione

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by Marco Enzo Venturini

C'è un sottile filo che fa la differenza tra una WrestleMania memorabile e una da dimenticare. La speranza è che la WWE l'abbia capito.

Che cosa rende memorabile un'edizione di WrestleMania rispetto a un'altra? Grandi match, certo. Ma è una risposta tanto ovvia quanto addirittura superficiale, se vogliamo. Perché ci sono incontri del passato scolpiti nella nostra mente non tanto per le mosse spettacolari che sono state effettuate, ma per le emozioni che sono stati in grado di trasmetterci.

Ed ecco la risposta giusta: una WrestleMania deve emozionare.

Se pensiamo a WrestleMania XXX e alla fine della Streak non pensiamo ai primi 25 minuti del match tra Brock Lesnar e Undertaker, pensiamo agli ultimi 12 secondi, con la Bestia che evita il Tombstone Piledriver, lo gira in F5 e lascia il mondo a bocca aperta.

Quello che è successo prima quasi non conta: quegli ultimi 12 secondi li vedremo e rivedremo per sempre.

E passiamo allo Showcase of the Immortals a cui stiamo per assistere tra qualche ora. Che emozioni sarà in grado di regalarci? Riuscirà a ricavarsi uno spazio indelebile nella nostra memoria?

Al momento è tutto da dimostrare.

Ma partiamo dalle note liete, o quantomeno promettenti.

Chris Jericho e Kevin Owens hanno disegnato una storia chiara, intensa, interessante, logica. Sarà bello vedere che compimento troverà sul ring di Orlando.

E in ogni caso tutti aspetteremo con trepidazione per vedere cosa i due canadesi saranno in grado di raccontarci. Idem Seth Rollins e Triple H. Una faida che sembrava essere sfumata mese dopo mese è stata ricostruita in maniera estremamente efficace in poche settimane, con l'aggiunta dell'idea del match "non autorizzato" che non fa che aggiungere pepe al tutto.

Triple H è un cattivo con i fiocchi, Seth è riuscito a riconquistarsi tutto l'amore da parte dei fan che da agosto in poi era via via scemato. In più c'è l'incognita Samoa Joe e se vogliamo anche quella Finn Bàlor.

Non vediamo l'ora di capire cosa succederà.

A SmackDown ci sono due match che hanno avuto uno sviluppo simile: AJ Styles vs Shane McMahon e John Cena & Nikki Bella vs The Miz & Maryse. Sembravano due scontri messi insieme con lo scotch, ma la marcia di avvicinamento a WrestleMania ha fatto sì che l'interesse generale nei loro confronti crescesse.

E perché le rispettive vicende sono state raccontate con il giusto livello di intensità, oltre che con un'incertezza di fondo su quale possa essere l'esito. Un po' più moscio, forse, il clima generale intorno a Bray Wyatt contro Randy Orton: dopo i fuochi d'artificio di qualche settimana fa, forse la loro storia ha perso di smalto nelle ultime due settimane.

Ma ancora adesso non abbiamo capito chi abbia in mano la mente dell'avversario in vista della resa dei conti, e in più sappiamo che Luke Harper e forse Erick Rowan diranno la loro nella faccenda. E quindi quando la cintura di campione WWE sarà sollevata al cielo dall'arbitro, tutti quanti terremo occhi e orecchie ben aperti: tutto potrà succedere.

Ecco, è un vero peccato che questo stesso clima di attesa e di emozione non sia trasmesso da due degli incontri più importanti della notte.

Di cui uno è il main event.

Abbiamo tutti quanti sentito parlare Roman Reigns dal ring di Philadelphia. La WWE ci può dire quello che le pare: questo qua è un heel. E bisogna trovare il modo, la forza e il coraggio di farlo sviluppare in questa direzione.

Con la sua faccia, i discorsi da "sono tutto io, faccio tutto io" sono perfetti. Ma devono essere più connotati da cattivo, specie se gli avversari sono gente come Undertaker. Ma c'è qualcosa di più.

Provate a riascoltare tutti i promo dell'ultima settimana pre-WrestleMania.

Sentite parlare AJ Styles, The Miz, John Cena, Randy Orton, Bray Wyatt, Triple H, Paul Heyman. Poi sentite il buon Roman. La faccia da duro ci sta, è proprio il tono della voce che non va. Monocorde. Inespressivo. E poi quando appare Undertaker sul ring, il Mastino che fa? Assume un'espressione quasi sarcastica, e si gira.

Nè di colpo, né lentamente. Una via di mezzo.

E' impossibile che Roman Reigns non sappia chi Undertaker sia, ma nessuno ha mai fatto così con il Becchino in trent'anni. O risultavano terrorizzati, o facevano gli altezzosi.

Ma fino in fondo. Questo atteggiamento che non è carne né pesce sembra suggerire o mancanza di rispetto verso il Phenom o una perfezione recitativa e (ripetiamo) emotiva ancora da migliorare. Quasi certamente la verità è nella seconda ipotesi, ed ecco perché Roman Reigns diventerà certo il punto di riferimento della WWE, ma non può esserlo già adesso.

Non è ancora pronto.

Infine Brock Lesnar contro Goldberg. Sicuramente la WWE ha in mente qualcosa, ha conservato tutti i botti per l'unico scontro che vale veramente tutto: WrestleMania. Ma cosa significa, ancora una volta, far parlare per un quarto d'ora Heyman, poi fare arrivare Goldberg, una spear e basta? E sia chiaro: se la WWE vuole comunicarci che basta una spear di Goldberg per stendere Lesnar, lo faccia pure.

Però dopo una sola spear Goldberg non può andarsene via e bullarsi con il pubblico, mentre Brock resta riverso a terra senza fiato. Che il buon vecchio Bill gli tiri un paio di calci. Una sediata. Un pugno. Un coppino.

Una vecchia sul ginocchio. Qualunque cosa, ma non è possibile che dopo una sola spear uno come Brock Lesnar non sia in grado di tirarsi su. Non è Bo Dallas, santo cielo.

Ecco perché uno scontro potenzialmente da cinque, sei, sette stelle rischia di arrivare quasi in sordina.

Perché ce lo hanno svuotato di emozione. Con la speranza che sul ring di WrestleMania questa emozione torni a farsi palpitante, altrimenti lo scontro atteso da tredici anni rischia di tramutarsi in un flop anche peggiore rispetto al tanto bistrattato match di WrestleMania XX.

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