APRON RING

WWE: una gallina (nera) dalle uova d'oro...

Roberto Trenta - 20-02-2015 - Letture: 1118

Primo appuntamento con il "BoB said so"

WWE: una gallina (nera) dalle uova d'oro...

La storia della non più World Wrestling Entertainment è costellata di famose star hollywoodiane, momenti indimenticabili, volti memorabili ma anche tante, molte azioni legali e apparizioni in tribunale. Solo nell'ultima settimana la WWE ha visto ben due vicessitudini legali affiancate al suo nome: la querela della vedova del compianto Big Daddy V (Nelson Frazier), che la accusa di uno sfruttamento inumano nei confronti dei propri dipendenti e la denuncia del dottor Amann nei confronti di CM Punk per denigrazione e diffamazione dopo le parole da quest'ultimo pronunciate nel podcast dell'amico e collega Colt Cabana.
Queste ultime due situazioni non fanno altro che gettare benzina sul fuoco in merito alla già brutta fama della WWE in questioni mediche e umane verso i propri dipendenti, infatti le parole della vedova Frazier e di Punk non sono che le ultime di una lunghissima sfilza di denunce più o meno provate nei confronti della compagnia di Stamford, vi ricorderete sicuramente delle parole di Kurt Angle o di René Duprée o del più famoso Chris Benoit in merito. Quest'ultimo nome non lo cito per difenderlo o discolparlo da ciò che ha messo fine alla propria vita e a quella dei familiari anzi lo prendo come esempio per dire "questo è tutto ciò che la WWE non deve essere". 
Sulla questione "competenze mediche - WWE" bisognerebbe scrivere una vera e propria enciclopedia, perchè si avrebbe troppo di cui parlare con tutti i fatti che sono accaduti nel corso degli anni e delle ere, ma molti punti vanno chiariti e approfonditi come appunto la morte di Benoit e Frazier o le condizioni critiche in cui versano molti ex pro-wrestler che hanno lavorato in WWE.
Il caso scottante Benoit, che ha portato la WWE a cancellare ogni tipo di riferimento verso il suo nome, è probabilmente il più eclatante e triste avvenimento della cronaca nera che la WWE ricordi in tempi recenti, infatti come tutti sapete Benoit pose fine alla propria vita e a quella di moglie e figlio nella propria casa a Fayetteville. Il punto in questo caso è ancora una volta la condizione e i danni fisici e anche mentali di un atleta WWE che a detta dei medici che ne hanno svolto l'autopsia, versava in gravi condizioni: il cervello era equiparabile a quello di un ottantenne affetto da morbo di Alzheimer. Nulla toglie ai gravi atti da Benoit compiuti, ma la WWE da parte sua non si era accorta o non voleva accorgersi di quanto stava succedendo ai propri atleti. Volente o nolente la compagnia ha contribuito al declino e al logoramento di molte delle proprie superstars, nacque da lì infatti un periodo nero per gli ex atleti WWE, cito solo alcuni dei grandi performer scomparsi in quegli anni a causa anche di patologie riconducibili al proprio lavoro sul ring: Umaga, Test, Lance Cade.
Tutte persone che probabilmente potevano essere salvate da una scelta migliore e mirata  del proprio lavoro nel ring e anche nella propria vita privata ( era infatti noto che alcuni di loro facessero uso di droghe o fossero dediti all'assunzione incontrollata di potenti farmaci).
Il caso Punk o Frazier dunque non è che una goccia in mezzo ad un mare di scelte sbagliate e ripetute a cui la WWE pensò di porre fine col Wellness Program tra il 2006 e il 2007 con il quale: vietò diverse manovre e mosse che potevano danneggiare testa e collo dei propri lottatori, abolì definitivamente le chair shot in testa, instaurò un fiscale programma con il quale vietava l'uso di diverse sostanze stupefacenti e steroidee; cercando di riparare ai danni che ormai stavano uccidendo ancora altri wrestler, ma riuscendo a tamponare una ferita che stava screditando il nome della compagnia e dei suoi dirigenti e che stava ancora portando dolore e agonia nella vita di molti ex dipendenti.
Per molte persone che sono state rovinate fisicamente e non dalla compagnia e dal proprio lavoro ce ne sono però altrettante che hanno cavalcato la cresta dell'onda solo per tornare sotto le luci della ribalta o per guadagnare quei soldi che non vedevano più da anni (complice anche una vita sconsiderata e scellerata) e contro di cui la WWE ha sempre combattuto con le unghie e con i denti in ogni sede legale e giudiziaria. 
Ma questi sono solo alcuni dei casi più spinosi a cui la WWE ha dovuto far fronte negli ultimi 30 anni, ricordiamo infatti anche le vicende ben più famose legate alla morte di Owen Hart e conseguente processo da parte della vedova Hart che pretendeva la rimozione di ogni riferimento al marito da parte della compagnia di Stamford a cui la WWE si è però opposta fino alla vittoria di tale processo qualche anno fa o la rimozione del marchio "WWF" conseguente alla perdita di un'azione legale mossa dal famoso ente di protezione degli animali contro la compagnia dei McMahon.

La WWE si è rivelata così essere una macchina da soldi, che crea fama, gloria e successo ma anche attriti, dolore e morte. Speriamo che questi siano gli ultimi casi di una vicenda incredibilmente triste legata al mondo del wrestling, anche se la storia pare contraddirci.

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